venerdì 28 maggio 2010

La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

Marco 11,11-25


[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».



Abbiate fede in Dio!...ma Lui troverà ancora la fede sulla terra quando ritornerà? Una domanda da porsi ogni giorno individualmente per un corretto esame di coscienza, per testare i livelli raggiunti dalla nostra fede spesso dichiarata salda ma fragile nell’essenza. Come l’albero di fico anche noi siamo destinati a perire e seccare se non manteniamo viva e “fresca” la nostra fede, e per far ciò non occorre chissà quale immenso sforzo basta renderla reale nelle opere, nei “frutti”. “Dai frutti si riconosce l’albero” e un albero che ha solo foglie al vento come parole al vento, le nostre, non sarà mai in grado di produrre frutti, di lasciar spazio ai frutti. Gesù non ha “stagioni” per questo occorre vigilare e vegliare, lui ci passa accanto, ogni giorno ci scruta “per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello” perché al di là di tutto noi siamo chiamati a morire ogni giorno nella carne per lasciar vivere lo spirito e divenire, così, tempio di Dio, non più dediti agli “affari” del mondo ma concentrati esclusivamente nell’acquisto della salvezza «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ritorniamo alle origini, riscopriamo il vero senso della nostra venuta al mondo, con la preghiera giungeremo a comprendere lo scopo che ciascuno di noi è chiamato a perseguire e raggiungere

giovedì 27 maggio 2010

Rabbunì, che io veda di nuovo!


Marco 10,46-52



In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.



“Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me” in questa invocazione sta racchiusa la fede di questo cieco, una grande fede che lo porta alla guarigione, una fede dinanzi alla quale Gesù arresta il suo cammino! Non è accettabile pensare che le nostre preghiere siano solo aria buttata al vento perché se pronunciate con la voce del cuore andranno dritte, a destinazione. Occorre però analizzare bene la preghiera che si compie, il perché si compie e se davvero crediamo alla sua forza; altrimenti tutto si limita ad un atto meccanico che mai evolverà in qualcosa di intimo, di puro. Il cieco conosce Gesù, ha fatto esperienza di Gesù e crede in Lui, la sua voce, quindi, è sincera, il suo grido è il grido di chi desidera “il genuino latte spirituale” e avidamente, ora, aspira a possederlo per “crescere verso la salvezza”. La cecità qui descritta altro non è che la condizione di chi è lontano da Cristo; le tenebre che viviamo e alle quali ci aggrappiamo convinti che non possa esistere altra realtà, una luce diversa, una luce che sia Luce; dimentichiamo che lui ci “ ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” a divenire “stirpe eletta” a passare dal non senso al senso e divenire “pietre vive, edificio spirituale”. Per combattere la nostra cecità basta volerlo, e da un piccolo slancio “avvicinandovi a lui” poi diventa più facile correre e “seguirlo lungo la strada”. Non dobbiamo avere paura alcuna a gridare e implorare la pietà, anche quando tutto il mondo ci rimprovera o ci ordina di tacere, non possiamo scendere a patti con il mondo ma gettare via ogni legame con esso “gettato via il suo mantello” per balzare in piedi non più chini sul peccato e andare incontro a Gesù. Solo in lui c’è riposo, solo in lui pace salvezza e “guarigione”; ci passa accanto con il desiderio di sanarci ma se non siamo noi a volerlo non può imporcelo!! “Coraggio! Àlzati, ti chiama!” chiama ognuno di noi… riconosciamoci ciechi, peccatori e bisognosi della sua pietà solo così acquisteremo la sicurezza di vedere realizzata qualsiasi cosa si chiederà al Padre in nome del Figlio.

mercoledì 26 maggio 2010

Per giungere a Cristo non occorre sbarazzarsi della concorrenza!!!

Marco 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».




Nella salita verso Gerusalemme i discepoli seguono Gesù, stanno dietro al maestro ma una sensazione di paura e stupore li rendeva sgomenti. La concezione di Capo che avevano stava per essere demolita o forse perfezionata perché alla figura di colui che “opprime” e “domina” sta per subentrarne un’altra ben diversa nei modi di proporsi e nell’essenza stessa. Eppur era facile riuscire ad immaginare tutto ciò, perché un Dio che si fa uomo, ultimo tra gli ultimi, un Dio che si mette in coda per ricevere il battesimo dal Battista, un Dio che si cinge i fianchi con un asciugamano per lavare i piedi ai discepoli, un Dio che non rifiuta di morire in Croce, non è un Capo assetato di potere ma un Padre pieno d’amore che altro non spera se non di metterlo in circolo. E la sera dell’ultima cena lo manifesta apertamente “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” perché nessuno di noi abbia a dire, come i due fratelli “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” ma al contrario chiedere costantemente di essere sorretti nel grande compito di essere suoi testimoni, servi tra i servi. L’accesso al regno, infatti, non è una gara dove vige la regola di sbarazzarsi al più presto degli altri concorrenti, ma è una gara dove occorre stimarsi a vicenda, amarsi, sorreggersi negli ostacoli per progredire insieme e giungere insieme alla gloria del Padre. Se non sta a Gesù “concederlo” i primi posti come può spettare a noi deciderlo? Anche in fondo possediamo la certezza di potervi accedere, ed è data dalla nostra disponibilità ad aderire totalmente a Cristo, “non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato” . “Coloro” siamo noi, noi redenti dal “sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia”, noi chiamati ad “amarci intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità” e la verità è servire il Padre nei fratelli “servitore, schiavo di tutti” per divenire piccoli agli occhi del mondo ma grande a cospetto di Colui che ci ha generati e rigenerati. Questo bisogna chiedere incessantemente, coscienti del fatto che la nostra vita è una prova, un crogiolo dove purificare la nostra esistenza e renderla, poi, eterna “alla destra del Padre”.

lunedì 24 maggio 2010

Vendi quello che hai e vieni! Seguimi!

Marco 10,17-27

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».





Quattro verbi, quattro azioni che se letti velocemente non hanno nessun collegamento ma che in fondo sono strettamente uniti da uno scopo comune: Gesù ci fissa invitandoci "vieni" a fare altrettanto a volgere lo sguardo su di Lui e ci ama esortandoci "seguimi" ad amarlo. Non ha mezze misure, né si accontenta di poco, vuole tutto! Ciò che vuole egli lo compie, tutto è possibile a Dio proprio perchè Dio è Tutto, demolisce i piani di ciascuno di noi per realizzare i propri progetti e considerando, poi, il progetto per eccellenza, quello della salvezza, diviene inevitabile la scelta di abbandonarsi e affidarsi senza paura alcuna. Dio è amore e non chiede altro che essere amato in virtù di ciò che ci ha elargito gratuitamente per sua immensa grazia. Ognuno di noi deve sentirsi "fissato" ognuno di noi è oggetto di attenzioni, ognuno di noi è amato in quanto voluto, in quanto vivente e destinato ad ereditare il regno promesso. Quale sia la strada per divenire coeredi di Cristo? Credere in lui e credere in Colui che lo ha mandato, volgere il nostro sguardo all'Amore del Padre e comprendere che al mondo non c'è nulla che lo eguagli, niente per cui valga la pena desistere. Da questa realizzazione, da questa esperienza piena, dalla conoscenza e dalla percezione di questo Amore comprendiamo man mano ciò che davvero “ci manca”, l'abisso che ci separa, quindi tutto ciò che ancora ci tiene lontani; per colmare questo vuoto basta poco, un "sacrificio" che può sembrare enorme, all'apparenza intollerabile: "va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!"… sbarazzarsi del nostro "tutto" che messo dinanzi al Suo Tutto diviene nulla e, mi domando, cosa c'è di più semplice del liberarsi di un qualcosa che per noi non ha alcun valore? Il tale che si rivolge a Gesù non ha ancora compreso in pieno la qualità del tesoro che gli viene offerto, quasi indignato torna per la sua strada affidando ai suoi averi un'importanza primaria, un ruolo che, spetta solo a Dio.
"E chi può essere salvato?" Chi apre il cuore all'Amore, chi si lascia plasmare, chi riesce a ristabilire l'ordine delle cose e chi pone tutta la propria speranza nella realizzazione del progetto che il Padre ha disegnato per lui: si salva chi vuole essere salvato e chi, senza opporre resistenza è pronto a gridare..."eccomi!"

giovedì 20 maggio 2010

Siano perfetti nell’unità.

Giovanni 17,20-26

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».



L'unità è data solo dalla concordia quindi da un'Amore che non ha secondi fini differenti dall'amare incondizionatamente. L'amore del Padre per il Figlio ci viene mostrato durante tutta l'attuazione del progetto di salvezza proprio perchè sta alla base della salvezza stessa comprendere d'essere amati e quindi amare. Questa comprensione è assai difficile se si considera il modo in cui la si espone, poi, con i gesti e con le parole stesse. Eppure in questo stesso passo viene indicata anche la via che deve seguire la nostra parola, quindi l'attuazione di ciò che si vive nell'intimo, che poi è la medesima già indicata per tutto il resto delle nostre membra "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola" perchè la parola va necessariamente sostenuta da qualcosa di più solido quale solo la Fede può essere. E' facile capire come mai spesso siamo motivo di scandalo, e invece di avvicinare i "quelli" diamo modo di fuggire quasi scappare da qualcosa che ai loro occhi sembra confuso e invivibile proprio perchè così viviamo noi l'esperienza con Cristo. Tra il Padre e il Figlio non c'è stata nessuna concorrenza ma cooperazione, non ci sono stati scopi individuali ma un comune progetto, non c'è stata supremazia ma uguaglianza perfetta dell'Essere, dell'Agire "Trino ed Unico" proprio come unici siamo chiamati ad essere anche noi. La nostra fede fa rivestita, riveduta, per divenire FRATELLI, perfetti nell'unità, testimoni di un'Esperienza che ci ha voluti tali e che ci vuole una cosa sola con il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo...e tutti i nostri fratelli!

mercoledì 19 maggio 2010

Siano una cosa sola, come noi

Giovanni 17,11-19


In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».


La consacrazione nella Verità ci custodirà dal maligno pur continuando a vivere vicino al maligno. Come il grano in mezzo alla zizzania siamo chiamati a convivere con il mondo pur rimanendone "fuori" tramite la forza della nostra fede che ci aiuterà a vincerlo, una fede sempre viva e rinnovata dallo Spirito. Estraniarsi dal mondo non giova tanto, perchè bisogna saper convivere con le proprie paure, coi i propri peccati e debolezze, insomma con prerogative tipiche della natura umana senza che queste ci sovrastino, così come accettare l'esistenza delle logiche perverse del mondo senza caderne nelle lusinghe. Nascondere la testa sotto la sabbia non è l'atteggiamento del cristiano che al contrario deve proseguire a testa alta senza paura alcuna ma con la certezza che la preghiera di Gesù "Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi" è già realizzazione nel momento in cui ci abbandoniamo nelle mani del suo Spirito.

martedì 18 maggio 2010

Padre, glorifica il Figlio tuo

Giovanni 17,1-11

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».



La differenza che c'è tra l'essere nel mondo e l'essere del mondo, in questa preghiera, viene palesata apertamente da Gesù che si accinge a congedarsi dai discepoli e consegnarsi alla croce. "Ecco ora parli apertamente" ecco che in modo chiaro viene aperta la via per giungere a ciò per cui siamo stati creati e voluti: glorificare il Padre ed essere glorificati in Lui, in poche parole Amare e rimanere uniti nell'Amore, pur essendo nel mondo. Ciò che ci distingue è la fede, l'adesione al progetto e ciò che ci rende testimoni è la perseveranza nel testimoniare che viviamo già da ora la "Vita Eterna" perchè conosciamo "l'unico vero Dio" nell'attesa e nella speranza di contemplarne il Volto. "Io vengo a te" e ci lascia aperta la via, anzi la indica perchè nessuno vada perduto, ma glorificato. L'impegno a vivere la Parola equivale ad esserne conformi, solo così sarà possibile compiere l'opera che il Padre ha dato da fare a ciascuno di noi e glorificarlo in terra per essere, poi, accolti e glorificati in cielo, in quel cielo che già viviamo nel mondo rimanendo “fuori dal mondo”.

lunedì 17 maggio 2010

Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!

Giovanni 16,29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».



"Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo".. Da questa certezza deriva il coraggio per affrontare le tribolazioni del mondo, da questa Verità deve scaturire la spinta a perseverare in Cristo e non desistere mai nemmeno a costo del "martirio". E' vero che noi, per fortuna, siamo lontani da questa esperienza, che in passato ha visto protagonisti tanti nostri fratelli Santi, ma è anche vero che esistono nuove forme di "martirio" inteso come un'adesione totale in comunione con Cristo, senza sconto alcuno, senza paura alcuna. Il coraggio che Gesù "dona" ai discepoli è un Coraggio che ha già vinto, con la Croce, un coraggio che per nulla al mondo ci separerà dal Suo amore nemmeno nell'ora in cui "vi disperderete e mi lascerete solo" perchè come Lui ha vinto il mondo in virtù della Croce così noi per la fede in Cristo siamo più che vincitori dinanzi alle sfide del mondo. Rimaniamo in Cristo per dimorare con il Padre e non essere più soli ma in costante compagnia...della Pace.

sabato 15 maggio 2010

Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto

Giovanni 16,23-28

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».



L'ultima frase di questo passo mi ricorda tanto le parole del profeta Isaia "Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra... così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata". Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, venne ad irrigare il deserto, venne a seminare l'Amore affinchè anche il suo popolo rispondesse con il medesimo sentimento con la fede in Cristo. Da servi ci ha elevati a figli aprendoci alla comprensione del suo progetto parlandoci apertamente dopo esser entrati in sintonia, dopo aver imparato a parlare la sua stessa lingua. Ecco perchè ora è più semplice chiedere ed essere esauditi, nel nome di Cristo "egli ve la darà" un nome che non va solamente pronunciato ma vissuto in pieno ogni attimo, affinchè la gioia sia piena come pieno e completo l'Amore che ci lega. "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre" la Parola del Padre incarnatosi in Gesù che si fà "pioggia", fonte di acqua viva, ora pronta a ritornare al Padre dopo aver compiuto tutto e portato a termine ogni cosa ci lascia l'impronta da seguire per portare a compimento, con la nostra vita, ciò per cui siamo stati mandati, voluti.

giovedì 13 maggio 2010

Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

Giovanni 16,16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».


Sembra quasi che il "mondo" sia privilegiato considerando lo stato d'animo dei discepoli. In verità la gioia della risurrezione passa prima nei cuori del "mondo" e giunge poi in quello dei discepoli, forse perchè chi ha conosciuto fisicamente una persona stenta andare oltre la sua fisicità, diversamente da chi conosce direttamente il lato spirituale, quindi, la manifestazione di Cristo, la sua gloria nella risurrezione. I discepoli sono rattristati dalla profezia della morte perchè non riescono a percepire il dopo, mentre il mondo, col senno del poi, riesce a dare un senso alla morte, e "alla morte di croce". E' la chiave giusta per comprendere tutto il passato di Gesù, con la passione-morte-risurrezione è semplice capire tutto l'evolversi del progetto di salvezza anche i tratti ritenuti privi di senso, senza una logica. Quando la tristezza si sarà tramutata in gioia, quando la speranza in certezza, allora anche il significato del "poco" sarà svelato; quel tempo passato dalla morte alla risurrezione, quel tempo che passerà tra la nostra vita e la nostra risurrezione. Quante volte pensiamo che Lui non sia presente? Tante altre, invece, lo sentiamo vicino... basta "poco" ma è questo poco che tiene in vita la nostra fede, il nostro costante bisogno di cercarlo, di dissetarci alla sua fonte senza esserne mai sazi; come il gioco del rincorrersi che terminerà quando saremo insieme faccia a faccia, noi per contemplare il Suo volto, Lui per gioire della nostra salvezza.

mercoledì 12 maggio 2010

Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità

Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

E' dolce vedere come il Signore asseconda la nostra debolezza ricavandone una leva, grazie alla quale è possibile, poi, sollevare qualsiasi peso. Con molta attenzione agisce sulla vita di ciascuno di noi perchè la Verità non arrivi come un uragano ma come un dolce vento che porta i profumi della novità, i colori di una stagione nuova. Spesso lo Spirito Santo viene rappresentato dal vento che sfiora, da un soffio, da un alito che da vita, e credo sia uguale la sensazione quando veniamo "toccati" dallo Spirito Santo di quella avvertita, magari, uscendo da una stanza ormai priva di ossigeno; una sensazione di pace ci avvolge, di serenità, di freschezza e man mano i dubbi svaniscono, e la nostra debolezza diviene fortezza, la nostra ignoranza conoscenza, la mente ritrova il suo alimento e l’anima la sua fonte di vita. L'azione dello Spirito Santo come completa l'opera del Padre e del Figlio sulla storia della Salvezza così completa l'opera in noi iniziata dal Padre e dal Figlio. Una vera conversione, infatti, va sigillata con la forza dello Spirito Santo che cancella per sempre l'ignoranza, rendendoci saldi in Colui che, tramite questo grande Messaggero, ha voluto trasferirci “tutto quello che possiede”, lasciamoci guidare rimanendo il Lui. "L'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna".

martedì 11 maggio 2010

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito

Giovanni 16,5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».



E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo! Lo Spirito Santo porterà la Verità facendoci divenire simili a Colui che si è fatto simile a noi. Aprirà gli occhi alla visione e il cuore alla comprensione di ciò che siamo stati prima del'incontro, vivendo nel peccato immersi totalmente nella dimensione fisica alle dipendenze del principe di questo mondo e della sua fugace pace. Ecco che lo Spirito Santo dimostrerà la colpa del mondo in tal senso, rendendoci credenti, non più tristi ma pieni di gioia per la costante presenza di Cristo in noi consapevoli che, dimorando in Lui e Lui in noi, avremo sconfitto per sempre quella schiavitù che ci voleva chini e tristi. Invocare lo Spirito significa volgersi a Dio con l'anima per riscoprirlo nel nostro intimo come parte di noi, del nostro vivere; solo così sarà possibile gioire a prescindere da ciò che si vive nella vita di ogni giorno, sapere di essere amati...questo basta!

martedì 4 maggio 2010

Vi do la mia pace

Giovanni 14,27-31

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».


Quale pace ci dà il mondo? Un surrogato di sentimenti che dona un senso apparente di soddisfazione ma che poi al primo ostacolo viene a galla per ciò che è: effimera illusione, opera del principe del mondo che a tutti i costi ci vuole inghiottire nella logica del "non senso". La Pace lasciata da Cristo è la Pace che scaturisce dall'Amore del Padre per il Figlio e viceversa in unione con quanti saranno disposti a credere e quindi amare. Ci sentiamo tutti invincibili specie quando ci sembra di vivere in pace e quindi saldamente ancorati a qualcosa che poi, nella prova e nella tribolazione, si mostra per ciò che realmente è: il nulla! Possiamo accontentarci ancora del nulla? Quando invece ci viene proposto di vivere per raggiungere il Tutto? Non è difficile né impossibile, anzi con Cristo diviene fattibile, vero e reale " contro di me non può nulla" ... allora cosa ci ostacola ancora? Forse l'incapacità di donarsi totalmente a questo Amore quindi di credere? Iniziamo ad agire secondo la volontà di Colui che ci ha voluti al mondo, ripartendo dalle origini per Amare e Credere e quindi Vivere in pace la Pace che non avrà mai fine.

giovedì 29 aprile 2010

Ecco lo sposo, andategli incontro!

Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più! tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.




Quando ci prepariamo per un appuntamento ci viene spontaneo pianificare tutto perchè non ci sia nessua mancanza e difetto alcuno. La nostra vita è una costante "preparazione" all'Incontro, da noi visto solo come il giorno della morte, con Cristo. E' possibile incontrarlo anche nella quotidianità, ritrovandolo negli occhi di un ammalato, nel sorriso di un amico o nel pianto di qualcuno provato dal dolore, e se non siamo capaci di riconoscerlo adesso come possiamo pretendere che Lui ci riconosca quando verrà? Dobbiamo brillare come lanterne, di una luce che mai perisce ma che si alimenta con l'Amore di Dio come con Olio che mai perisce; da questo saremo riconosciuti dalla capacità di rimanere "accesi" nonostante il vento, le intemperie, le prove, così lo Sposo riconoscerà in noi l'Amore che ci ha donato, come un talento, moltiplicato e fruttificato nonché convertito in amore nei fratelli. La veglia che siamo chiamati a vivere è fatta di questo, di una preghiera intensa e costante, un legame già ben saldo che poi diverrà indissolubile una volta entrati "alle nozze"... "Non chi dice Signore Signore entrerà nel Regno dei Cieli" ma chi compie la Volontà del Padre e chi riconoscerà Cristo nella vita sarà riconosciuto da Cristo nella Vita Eterna.

mercoledì 28 aprile 2010

Io sono venuto nel mondo come luce.

Giovanni 12,44-50

In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».



Gesù è il Verbo fatto carne, è la Parola fatta esempio vivente affinchè si diffondesse a tutti in modo chiaro e comprensibile. In questo passo, in modo palese, è descritto tutto per non lasciare spazio a nessun dubbio: la vita eterna è comandamento di Dio, quel comandamento che siamo chiamati a vivere uniformandoci a Cristo in modo da pregustare già nella carne le dolcezze che un giorno possederemo; basta aprire il cuore alla comprensione, basta vivere la Parola rendendola reale in ogni attimo, come luce che dissipa le tenebre, come faro che ci guiderà e che darà a noi la forza di splendere, di riflettere, come specchi, la stessa luce. Per far si che ciò avvenga occorre ripulire "lo specchio" la nostra anima dagli aloni del peccato o di una condotta distante dalla Luce, perchè non occorre ascoltare ma osservare... ed una volta osservata, la Luce, sarà difficile volgere lo sguardo altrove, tutto il resto perde importanza ed il buio che era in noi è cosa passata in quanto rimane il ricordo in ciò che siamo stati. Quello che saremo non lo conosciamo ma una certezza deve spingerci a continuare e perseverare: la Luce potrà solo aumentare di intensità!!

martedì 27 aprile 2010

Io e il Padre siamo una cosa sola.

Giovanni 10,22-30

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Da cosa è generata l'incertezza? Sicuramente dall'incapacità di credere e di abbandonarsi totalmente non certo dalla volontà di un maestro; forse il maestro permette che ci sia l'incertezza appunto perchè si crei, in ogni allievo, la voglia di comprensione, di conoscenza. Il mistero di Cristo non è una frase da imparare a memoria, e l'incertezza non può essere allontanata da una semplice dichiarazione se viene del tutto ignorata la Manifestazione. Le pecore che si è conquistato a caro prezzo lo conoscono proprio perchè hanno aderito totalmente ritrovando nella Parola la fonte delle opere e viceversa nelle opere la concretizzazione della Parola. Questa è la manifestazione di Cristo, il grande Segno che sta sopra tutti gli altri segni e prodigi, qui bisogna ricondurre tutta la nostra concentrazione per abbattere l'incertezza ed esser certi di rinsaldare la nostra fede spesso legata a labili legami. Ascoltiamo la sua voce, fermiamoci ad ascoltare il "suono" delle sue Opere ed arriveremo a conoscerlo e quindi seguirlo, rendendolo vivo nelle nostre opere, con la certezza di essere, un giorno, una cosa sola… “Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”

lunedì 26 aprile 2010

Io sono la porta delle pecore.

Giovanni 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».




"Entrerà e uscirà e troverà pascolo" Quasi un controsenso, occorre entrare in Cristo e poi uscirvi per trovare pascolo? Lui è la porta delle pecore, il pastore, Colui che per primo ha avuto accesso al Pascolo. Conosce bene questo luogo che vuole condividere con noi, ma per accedere occorre deporre ogni legame, ogni laccio che ci tiene ancorati e saldi in quelle certezze che di "certo" hanno ben poco ed una volta entrati in Cristo, morti nella carne, si è pronti ad uscire, rinascere a vita nuova e godere della gloria del Pascolo. Non ci sono scorciatoie ne vie preferenziali per essere salvato bisogna passare dalla Porta, bisogna salire in Croce e credere in Colui che ha percorso, inaugurandola, questa via di salvezza. A lui il compito di stare "davanti ad esse" lui che per tutta la sua esistenza ha preferito gli ultimi posti, obbedendo fino alla morte "e alla morte di croce". Gesù è Vita, è Via, non è un ladro o un brigante venuto a toglierci chissà quale libertà, ma Egli è la Libertà "Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza"...

domenica 25 aprile 2010

Alle mie pecore io do la vita eterna.

Giovanni 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Ascoltare Conoscere Seguire... tre verbi tre azioni che portano ad un'unica grande meta: essere una cosa sola col Padre. Gesù per primo, essendo il Primogenito, ha "testato" questo percorso e portandolo a compimento ha aperto l'accesso al Regno, al Pascolo eterno, a chiunque desideri accedervi. E' stato istituito Pastore, Lui "reso perfetto... ha imparato l'obbedienza dalle cose che patì" affinchè chi crede in lui e chi guarda a lui venga redento e salvato. Seguire Cristo quindi implica necessariamente le precedenti azioni e non si può conoscere senza ascoltare, senza che il cuore si apra alla Voce della salvezza, alla comprensione del grande Amore che conosce ciascuno di noi e che ci vuole salvi. Questa speranza che è certezza ci spinge a proseguire verso la conoscenza reale del mistero di Cristo come unica via che conduce al Padre. Ecco perchè seguire Cristo è l'unico impegno da rinnovare ogni istante della nostra esistenza terrena. "Io e il Padre siamo una cosa sola" e dove è Cristo la saremo anche noi, avendo ricevuto l'adozione a figli riceveremo anche la Gloria e la grazia di contemplare il Suo volto per l'eternità: il Pascolo, il Banchetto dove non ci sarà più fame ne sete... Cosa, allora, può farci desistere dal compiere questo cammino? "Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare." (S.Gregorio Magno Papa)

giovedì 22 aprile 2010

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Giovanni 6,44-51 -

In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


Dopo un periodo di istruzione "teorica" si passa poi alla "pratica", si porta cioè a compimento tutto ciò che è stato promesso "tutti saranno istruiti da Dio" affinchè, poi, riconoscano l'Incarnazione reale dell'insegnamento, Colui che porta a compimento l'insegnamento stesso facendosi Carne. La manna prefigura la venuta di Cristo, Lui vero Pane disceso dal cielo mediante il quale si acquisisce la via eterna, non come i "padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti" ma rivestiti di una veste nuova quella di figli, redenti mediante il grande sacrificio del Pane "io darò la mia carne" che si perpetua per sempre affinchè chi "chi ne mangia non muoia". Magiare significa accostarsi al banchetto, comprendere e accettare l'invito, conoscere e credere in Colui che ha "preparato", fidarsi, e scoprire ,nel semplice invito, l'immenso Amore che si cela poi "nello spezzare il pane". A differenza di coloro che si cibarono della manna noi non moriremo perchè abbiamo riconosciuto Cristo, immagine del Padre, pane di Vita eterna.

mercoledì 21 aprile 2010

Questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna.

Giovanni 6,35-40

In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».


La Volontà del Padre " ricapitolare in Cristo tutte le cose,quelle del cielo come quelle della terra". Gesù è disceso dal cielo per compiere la volontà del Padre e non la sua, ha assunto la nostra stessa natura non per assorbirne i difetti, le ambizioni ma per giustificarli, per cancellarli e per lasciarci l'esempio vivo di come è possibile aderire a questa Volontà. La nostra giustificazione "essere uomini" perde valore, ammesso che l'abbia mai avuto, in quanto in Gesù troviamo la realizzazione perfetta dell'uomo unito a Dio, che lotta, sopporta, patisce ma che non viene mai meno al proprio dovere di testimoniare, fino alla morte. Forse occorrerebbe decidere nel cuore se credere o meno e far pace finalmente con noi stessi, perdendo meno tempo nel cercare false vie di fuga o scusanti e concentrarsi sull'unica cosa da tenere sempre sotto gli occhi, la Croce. Tutto parte e trova compimento nella Croce, è li l'appuntamento che non possiamo declinare, quello che cambierà la nostra vita e muterà anche la nostra sorte. Con la Croce abbiamo la certezza di non perderci, come una bussola ci guida, perchè è la guida, per la via tracciata da Colui che per primo ha aderito al progetto divenendo Pane e Sacrificio, Pastore paziente che recupererà ciascuno di noi per ricondurlo alla salvezza. Impossibile non pensare al ladrone, lui che ha abbracciato la Croce senza mai ripudiarla, al contrario di chi accecato è incapace di scorgere la salvezza anche in mezzo alla sofferenza "colui che viene a me, io non lo caccerò fuori... ma In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso". Cosa aspettare dunque? Cosa ancora ci fa tentennare nell'abbandonarci totalmente? La Croce è una calamita, lasciamo attrarre solo così avrà un senso la nostra "carica negativa"... solo se la uniamo a quella "positiva" in un legame indissolubile e saldo: la Vita Eterna

martedì 20 aprile 2010

Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo

Gioavnni 6,30-35

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».


Un dato di fatto che sottolinea la nostra miseria e la grandezza di Colui che ci ha amati da sempre nonchè il nostro aspettare, passivi, una manifestazione straordinaria, un evento, un prodigio come chi aspetta la manna dal cielo! "Cerca per l'uomo un motivo per cui debba amare Dio e non troverai che questo: perchè Dio per primo lo ha amato. Colui che noi amiamo ha già dato se stesso per noi, ha dato ciò per cui potessimo amarlo". C'è da dire che la folla di quel tempo viveva una grande rivoluzione, la manifestazione di Gesù il suo "debutto" ha scosso totalmente le credenze ed è normale, quindi, chiedere "segni" per poter rendere salda la fede; anche se la Presenza è già il Segno per eccellenza, ma non possiamo biasimare questo popolo soprattutto se consideriamo la nostra condizione che ci vede profondi conoscitori degli eventi seppur increduli e titubanti. L'incertezza che ci opprime è data dalla cecità e dal limite fisico dal quale non riusciamo a sconfinare pur sapendo che esso è la minima parte di noi, che c'è qualcosa di molto più esteso da scoprire, coltivare ed elevare. La folla è grata a Mosè per il pane piovuto dal cielo come noi siamo grati per il benessere e per tutto ciò che la provvidenza ci mette dinanzi sorvolando su tutto ciò che ci viene proposto, sulle delizie che un giorno siamo chiamati a gustare. Eppure l'esempio dato da Cristo non ha bisogno di altri commenti o di aggiunte, si perpetua "in memoria di me" e si rinnova ogni giorno, sta noi aderirvi riconoscendo il Suo amore per noi e rimettendolo in circolo verso i fratelli. Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo e possiamo diventarlo anche noi, pane spezzato ai fratelli dono di Dio... consapevoli d'essere amati e pronti ad amare, nei fratelli, Colui che ci ha amati, rendenti e salvati.

lunedì 19 aprile 2010

Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna.

Giovanni 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».


Siamo sempre premurosi, come la folla che cerca Gesù, e felici di ritrovarlo in particolari momenti della nostra vita, quando magari il bisogno di invocarlo è tanto così come la necessità di ottenere qualcosa. Lo cerchiamo non per i segni, non per quello che Egli è, ma per qualcosa che porti giovamento subito all'istante, come il pane che ci sfama, un miracolo, una guarigione, un riscontro tangibile che possa alimentare la nostra fede. La fede, però, non può essere legata a questi segni ma va necessariamente ancorata a quei "Segni" dai quali essa deriva, i segni compiuti da Cristo "Colui che Egli ha mandato". Credere in Gesù è vivere in Gesù cercarlo non per ottenere qualcosa ma per condividere qualcosa, noi con la nostra miseria, la nostra semplice vita, Lui con la sua grandezza e infinita misericordia, in un connubio eterno di Amore; pronti a riconoscerlo sempre non solo nei momenti particolari ma nella quotidianità, in mezzo alla gente come testimoni. Occorre vivere in questo modo la fede in Cristo per "fare le opere di Dio" lottando contro le insidie e le tentazioni, sforzandoci di non rinnegarlo ma di riconoscerlo sempre, anche nei momenti bui, di fame e di sete, come Unico nostro Bene "il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà".

sabato 17 aprile 2010

Videro Gesù che camminava sul mare.

Giovanni 6,16-21


Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.




Quando la vita ti sembra una bella gita in barca e poi devi fare i conti con il vento e le intemperie... è buio!! Si fa molta fatica a remare con il mare agitato e spesso vien voglia di lasciar perdere questa traversata che a tratti sembra assurda, senza senso: ma è la vita!! Non possiamo tirarci indietro e non dobbiamo... se solo ci rendessimo conto di cosa ci aspetta sull'altra sponda! La morte non è la fine della traversata così come non è la fine della nostra vita, perchè sull'altra sponda c'è un amico che ci attende, l'Amico che ha già acceso un fuoco e messo su del buon pesce, lo stesso Amico che ci guida e ci sta accanto anche quando, presi dalla fretta e da tante cose, non lo vediamo o lo scambiano per un fantasma: Lui è con noi. Cammina sopra le acque, al di sopra di ogni preoccupazione, di ogni nostra tristezza, di ogni nostro dolore, ci guida, ci da sollievo, rinfranca la nostra anima e prende in mano un remo affinchè la fatica non ci spiazzi e lo sconforto ci blocchi. Non possiamo affondare, anche se sembra inevitabile con la barca piena d'acqua e non ha più senso remare e faticare, Lui è con noi.. perchè essere paurosi? Prendiamolo in barca, facciamolo salire e solo così molte cose, apparentemente inaccettabili, prendono forma, significato. Con Lui al timone siamo certi di giungere sani e salvi... qualsiasi sia la riva verso la quale siamo diretti....

venerdì 16 aprile 2010

Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.

Giovanni 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.




La folla segue Gesù perchè vede i segni che Egli compie sugli infermi ignorando totalmente quell'infermità che va oltre i mali fisici: la fame e la sete di Amore. Seguiamo affannosamente tutto ciò che ha il sentore di amore, ritrovandoci poi spesso soli e per niente amati, forse perchè siamo restii a compiere quel viaggio a ritroso che ci porta alle origini, noi creati da un Amore grande, l'unico Amore dal quale poi è possibile far scaturine altro. Non c'è amore sincero senza l'Amore di Dio perchè qualsiasi cosa si ami, qualsiasi persona si ami non può essere amata davvero se non in virtù dell'Amore che l'ha generata, dell'Amore che l'ha posto accanto al nostro cammino. Così amando è possibile dare Lode all'Amato, e condividere quel "Pane" con un numero interminabile di fratelli sapendo di averne sempre a disposizione perchè infinita è la Misericordia e Grande il suo Amore. Abbiamo paura di amare perchè non conosciamo la purezza dell'amore che non guarda in faccia nessuno e non fa distinzione alcuna. Dio fa sorgere il sole per i giusti e per gli ingiusti e sono certo che in mezzo alla folla c'erano tanti spinti dalla sola curiosità, eppure a nessuno è stato negato un pezzo di pane, eppure a nessuno è stata negata la salvezza mediante la Croce; noi chi siamo per far differenza?

martedì 13 aprile 2010

Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.

Giovanni 3,7-15

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».


Dobbiamo nascere dall’alto per essere finalmente liberi come il vento! Nicodemo non comprende bene il significato di questa rinascita ne tantomeno le modalità; nemmeno noi ancora oggi a distanza di molti anni e col “senno del poi” riusciamo a palesare questa verità. Eppure tutto ci è stato spiegato in Parole ed Opere… Gesù è Via Verità e Vita e ci vuole salvi tutti accanto a lui nella condivisione della Gloria. Questo è il suo progetto realizzato in pieno e senza nessun difetto che non siano il nostro ostruzionismo e, peggio, l'incredulità. Se paragoniamo il "cielo" alla vetta di un monte è possibile spiegare e comprendere in maniera semplice questo grande progetto. Per salire occorre una via e Cristo incarnandosi si fa Via; per procedere bisogna che il cammino sia libero dagli ostacoli che lo intralciano, e Cristo con la sua Croce ha estirpato tutto ciò che impediva il nostro slancio; per proseguire spediti e sicuri è preferibile avere il vento a favore e quale grande favore ci è donato dalla presenza costante del Suo Spirito! La grande Verità, quella che ci rende liberi è la consapevolezza di vedere realizzata la nostra speranza in Cristo e con Cristo; cosa ci rende ancora così titubanti? Rinascere dall’alto morendo dal basso della nostra miseria, noi seppelliti con Cristo nella carne risuscitati nello Spirito per l’eternità…

venerdì 9 aprile 2010

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Giovanni 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.



La mensa preparata da Gesù è già bella imbandita, il pesce sopra la brace ed il pane, eppure manca ancora qualcosa per iniziare a mangiare. La condivisione è essenziale per partecipare alla Mensa che il Signore ha preparato per noi, Lui pensa a tutto perchè in Lui c'è il tutto ma a noi spetta di portare in "tavola" la pietanza che renderà eterno questo banchetto: la miseria, l'umiltà, la consapevolezza che da soli non possiamo far nulla. I discepoli ne danno testimonianza, in questo brano, vanno a pescare ma senza risultati, perchè evidentemente non si sono accorti di chi stava sulla riva, puntando solo sulle loro forze, così come noi non vogliamo che Dio "stia" su ogni nostra azione quotidiana, Lui in ogni nostro proposito. Ascoltare la sua voce rimettendo tutto nelle sue mani equivale a saper gettare le reti nel posto giusto e quindi esser certi di pescare, di riuscire e di realizzare quei progetti che ora sono in sintonia con i Suoi. La sintonia sta proprio in questo, in un costante "rimettersi" con gli occhi fissi sia sulla grandezza che sulla miseria, due elementi che si compensano dando origine all'equilibrio di una mensa invitante che mai sazia ma che sfama ogni giorno.

giovedì 8 aprile 2010

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Luca 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

E' vero che il dubbio si insinua così come il turbamento e nel nostro cuore alberga spesso la paura e l'insicurezza. Abbiamo bisogno di costanti riscontri per rinnovare la nostra fede in Cristo quando invece dovrebbe bastare poco: riconoscerlo nei nostri gesti quotidiani, riscoprirlo nelle ferite di un fratello, ritrovarlo nelle sue opere. Rapportarsi con qualcuno che ha una diversa natura dalla nostra non è sempre facile però il nostro Dio ha voluto semplificare le cose proprio perchè ci ama ed ha a cuore la nostra salvezza, assumendo lui stesso la natura di "carne ed ossa", sopportando nella carne tentazioni e sofferenze appunto per consegnarci una grande certezza, quella di poter vincere ogni titubanza e correre spediti. Non si offuschi mai la nostra mente, la dolcezza e la delicatezza, che ha Cristo, nel rivelarsi possano aprire mente e cuore alla comprensione... non c'è amore più grande che dare la vita per i fratelli e l'amore di Dio per noi non ha confini.

mercoledì 7 aprile 2010

Riconobbero Gesù nello spezzare il pane



Luca 24,13-35



Ed ecco, in quello stesso giorno, , due erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvo! lti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.






“Volto triste, occhi impediti a riconoscerlo” Sono i tratti di chi si lascia abbattere da una sconfitta, di chi non riesce ad andare oltre! Pensandoci bene i due discepoli si lasciavano alle spalle una Scena simbolo della sconfitta, un uomo inchiodato ad una croce che si proclamava re ma che invece ha subito la più folle delle condanne. Il Figlio di Dio morto senza opporre resistenza, “lui che avrebbe dovuto liberare Israele” ucciso come il peggiore dei malfattori. Piegati su se stessi discutono degli eventi come se gli eventi stessi non riguardassero la loro esistenza. Eppure, col senno del poi, affermano d’aver sentito in cuore un ardore, però il peso della sconfitta, la croce come per noi il peccato, molto spesso offusca o meglio ricopre il nostro cuore come di una fitta rete che impedisce ogni slancio; ma la croce non è morte, così come il peccato se riconosciamo Gesù “nello spezzare il pane”. Lui che si offre come vittima di espiazione cancella il peccato dal cuore dell’uomo e trasforma la croce in strumento di salvezza, come una strada da percorrere non più con tristezza ma con la gioia di chi non vedrà mai la fine. Alla luce della Croce tutto ci sembra più chiaro, “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”, tutto prende forma, le profezie, le scritture e nella croce trova compimento il progetto di salvezza del Padre e la volontà di aprire i nostri occhi alla comprensione e alla conversione; e ritornano indietro, sui passi percorsi, ma rinnovati nel cuore, con la speranza ritrovata, rinsaldata dalla Risurrezione di Cristo e dalla certezza che Egli rimarrà. È entrato nel nostro tempo per condurci nel suo tempo, ha condiviso con noi la morte per aprirci le porte della Vita: Cristo Via, Verità e Vita.. Ogni giorno siamo chiamati alla conversione, ogni siamo chiamati a salire in croce, ed ogni giorno a spezzarci come pane ai fratelli per gustare già da ora la gloria che un giorno sarà la nostra dimora.

lunedì 29 marzo 2010

Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura

Giovanni 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.


"Se non credete a me, credete almeno alle mie opere" L'opera è qualcosa di tangibile più facilmente identificabile ai nostri occhi, ma non occorre fermarsi mai a questa unica visione ed andare oltre per poter vivere con il cuore il Mistero del messaggio nascosto dentro l'opera stessa. Maria lo aveva ben compreso, sia la vera natura del Cristo sia la grande manifestazione della sua Gloria. Non esita a spendere ciò che di più prezioso ha, il profumo (il suo cuore) e prostrata ai piedi di Gesù, si fa serva di una grande causa, e il profumo di questa totale donazione a Dio invade tutta la stanza. Ecco l’importanza di un’opera fatta con il cuore, che vale più di tante “false contrizioni e preoccupazioni” che hanno il solo scopo di darci una scusante alla nostra pigrizia e malvagità! Dietro la pena di Giuda per i poveri si cela un grande tradimento, lui che non ha pena nel consegnare Cristo ai carnefici come può averne per i poveri? Ma per fortuna c’è Maria che oggi ci invita a donarsi senza misura alcuna; ad aprire il nostro cuore al Cristo che per noi non ha risparmiato niente della sua Persona e del Suo Essere: sacrificando la sua carne mortale e condividendo con noi la sua Gloria nel suo Regno.

sabato 27 marzo 2010

Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi

Giovanni 11,45-56

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

La preoccupazione dei Giudei mi fa venire in mente la preoccupazione dello spirito immondo che disse a Gesù "sei venuto a rovinarci, cosa vuoi da noi"... è vero che Gesù è Novità, che è venuto a “portare la spada”, a cambiare i piani dell'uomo, ma solo perchè sta a cuore la salvezza dell'uomo stesso. Conosce molto bene lo stadio raggiunto dalla perversione dell'uomo, tanto da decidere di abbassarsi "personalmente" pur di vedere salva la sua creatura. Quale Amore più grande di questo? Eppure non si comprende ancora se c'è chi si ostina a non avere fede di fronte alla Croce. Ma Dio è paziente e misericordioso e riesce a convertire il male dell'uomo, di qualsiasi uomo per includere tutti nel suo grande progetto. I Giudei hanno paura di perdere il regno e decidono di eliminare Gesù per salvare la nazione, ma Caifa profetizza un'altra salvezza, più grande, celata dietro la Passione e Morte di Gesù. E' come se nella decisione dei Giudei ci sia già il perdono di Dio ancor prima che il peccato venisse compiuto, ignari del Regno e della Nazione che saranno chiamati a possedere e divenire. La morte di Gesù vista da due angolazioni diverse agli occhi del Padre come inizio di un tempo senza fine, agli occhi degli uomini come fine di un tempo che volevano non fosse mai iniziato. La voce dello spirito immondo è la voce di molti uomini che ancora disconoscono Cristo, vedendo nella Sua figura solo un ostacolo alla vita, al potere, al successo. In fondo Gesù non ha mai obbligato nessuno, ha lasciato liberi tutti di scegliere dinanzi alla Verità... con la certezza che una volta conosciuta è impossibile allontanarsi o proseguire per altre vie: non si può uccidere Gesù perchè ritenuto una minaccia per la nostra vita specialmente se si comprende che si è offerto, da sempre, come sacrificio di espiazione all'unica grande minaccia della nostra Vita, il peccato

venerdì 26 marzo 2010

Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.



...E Qui Rimase: nel luogo dove dimora Cristo dimora anche la verità, e un cuore che lo accoglie riesce anche a "viverlo" e riconoscerlo nella sua vera natura 'Figlio di Dio'. Questa definizione porterà Gesù alla condanna che affronterà allo scopo di rende reale questa definizione, palese davanti agli occhi di tutti, con le opere e con la perseveranza nella volontà del Padre. Il sacrificio è totale e non solo nella carne perchè è disposto anche ad annullarsi totalmente "anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre" per riunirsi a Colui che l'ha generato. La scrittura non può essere annullata così come il Padre non può essere sostituito dal Figlio ma entrambi, accompagnati dallo Spirito Santo, agiscono in comunione per la loro Gloria e la salvezza dell'uomo. L'errore che nel cuore compiono i Giudei (sostituirsi a Dio) li porta a vedere la stessa colpa in Cristo non riuscendo a leggere il grande messaggio che sta dietro ogni sua opera; un cuore lontano, duro, insensibile non può riuscire a guardare oltre; è necessaria una graduale conversione, la stessa che ha aperto gli occhi a chi, "al di là del Giordano" ha creduto alle parole di Giovanni e quindi alla Parola di Dio.

mercoledì 24 marzo 2010

Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

Giovanni 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Un pò confusi questi Giudei, o meglio troppo sicuri del fatto che basta "essere figli di Abramo" per esser salvi. Che razza di cristiani siamo se al battesimo non accompagniamo le opere, continuando ad "uccidere" e non "accogliere" la Parola di Dio? La verità ci farà liberi e dove dimora questa verità se non nel Figlio? Chi meglio di Lui conosce il Padre e chi meglio di Lui la nostra miseria? Ci offre la sua immensa bontà intercedendo per noi e con la Croce ci ha offerto una rampa di lancio verso il Regno tanto sperato... e noi che facciamo? Ci rifiutiamo di amare e di compiere le opere del Padre tranquilli del fatto d’esser già mondi perché non "nati da prostituzione", anche se poi inconsciamente viviamo immersi nelle tenebre. La libertà sta nel riuscire a mettere ordine, tirando le somme, ricapitolando tutto, magari ai piedi della Croce: da li bisogna partire, come da una stazione, con i bagagli in mano, le cose migliori, e con la consapevolezza di lasciare per sempre ciò che ha appesantito la nostra esistenza. Non possiamo iniziare una nuova vita portandoci dietro cose vecchie o zavorre inutili; nella ricerca della Verità basta avventurarsi con il Cuore e con l'unica bussola che mai ci farà deviare, Cristo. Solo cosi saremo certi di giungere alla meta dovunque essa sia, liberi da ogni schiavitù, una cosa sola col Padre.

martedì 23 marzo 2010

Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono

Giovanni 8,21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.






"Se non crederete che Io Sono morirete nei vostri peccati" Il peccato ci allontana da Dio quando ci impedisce di vedere e di credere in Colui che E'; non sono bastati la sua incarnazione, i suoi insegnamenti, la sua presenza per aprire gli occhi ad un popolo cieco, era necessario che si ripetesse il prodigio compiuto da Dio per mezzo di Mosè, perchè il popolo credesse alla grandezza di Cristo: innalzato sulla Croce, come il serpente di bronzo, per liberare chiunque volgesse lo sguardo a lui dalla morte e dal peccato, e avere accesso al Regno preparato dal Padre. Per comprendere la logica di tutto ciò e per accettare d’essere salvati e redenti occorre innanzitutto riconoscere il peccato, discernere accuratamente ciò che ci rende insensibili. Il peccato fa parte dell’uomo in quanto la debolezza che lo genera è parte integrante della sua natura ma se si riesce a compensarla con la grandezza di Dio, come a colmare una valle, questa fragilità può diventare forza; deve essere paragonato ai serpenti brucianti che colpirono gli Israeliti nel deserto, gran parte di essi morì appunto perché lontani da Dio continuarono ad esserlo, altri, invece andando da Mosè ritornarono a Dio ammettendo le loro colpe e riconoscendosi peccatori “Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te”. E la supplica viene accolta come viene accolto un cuore contrito e pentito, e se dal serpente di bronzo innalzato sul bastone di Mosè gli Israeliti riebbero la vita, ancor più grande sarà per noi il premio se ci degniamo di volgere lo sguardo al “Figlio dell’Uomo innalzato”. Considerando il peccato come un “promemoria” sarà semplice ricordarci di che pasta siamo fatti così che la scelta tra la vita e la morte, tra “quaggiù e lassù” non ci colga titubanti ma al contrario sicuri di abbracciare la Croce con la speranza di convertire la nostra debolezza in forza, la nostra umiltà in gloria e la morte della carne in vita eterna. Siamo messi alla prova costantemente, punzecchiati ogni giorno affinchè purificati e pronti non venga mai meno la nostra fede e il bisogno d’essere redenti e giustificati. Credere in Cristo è credere al suo progetto e se non si vive in pieno nella carne come potremo, poi, pretenderlo per l’eternità?

domenica 21 marzo 2010

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Giovanni 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».



Gesù è venuto a portare a compimento la legge! Oggi viene spiegato il senso di questa frase perchè nel condannare il peccato non ci sia alcun riferimento al peccatore; non per condannare gli uomini ma per cancellare il peccato, Cristo è salito in Croce. Si è lasciato accusare, oltraggiare, condannare da chi era accecato dalla legge per riscattarli una volta per tutti e rimettere nelle loro mani e nei loro cuori una "legge" nuova fatta in primis di misericordia e si amore. Eppure a distanza di anni da questo episodio viviamo ancora queste esperienze di "auto-assoluzione" o meglio di redenzione "faidate" basata solo sul valutare i peccati altrui. Siamo sempre migliori degli altri, non manca mai niente alla nostra persona, l'intelligenza, la superiorità però quando si tratta di peccato ben volentieri ci mettiamo per ultimi... chissà perchè! Nessuna umiltà, ne atto di contrizione e pentimento si cela dietro questo nostro gesto anzi un ergersi come "perfezione" incarnata, pronti a scagliare le nostre pietre contro chi ci sta accanto senza provare minimamente a " lanciare" una speranza, un aiuto. Siamo ciechi e non vedendo i nostri peccati non vediamo e non sentiamo nemmeno il bisogno d'esser mondati. Le prostitute e i peccatori ci precederanno nel regno dei cieli proprio per questo: per la consapevolezza che loro hanno d'essere tali e quindi bisognosi di misericordia e di perdono. Dinanzi al peso del peccato lasciamo agire la forza risanatrice del Signore che non condanna nessuno ma anzi mette ciascuno nella condizione di non peccare più. La nostra condotta va valutata non paragonandola a quella degli altri ma all’unica Condotta di Vita, Gesù Cristo.

sabato 20 marzo 2010

Il Cristo viene forse dalla Galilea?

Giovanni 7,40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.


Quello che mi colpisce di questo brano è la reazione delle guardie messa a confronto con quella dei capi e dei farisei. L'errore che facciamo spesso, infatti, è quello di condannare a priori senza aver prima conosciuto, saputo, indagato; ci basiamo solo su preconcetti "la legge" che ormai come schiavi ci opprimono. Non sappiamo andare oltre al colore della pelle, a tutto ciò che è diverso da noi e dal nostro modo di vedere le cose: siamo limitati alla sola realtà fisica. Le guardie invece, come Nicodemo, riescono ad andare oltre la legge e riescono a scorgere una diversa interpretazione di quell'uomo che tanti dissensi provocava tra di loro. L'unica provenienza che conta è quella che lo vuole Figlio del Padre, ed è la provenienza che sfida ogni legge completandola affinchè nessuno sia più schiavo del proprio corpo ma libero con l'anima già da ora, da questa vita che viviamo, proiettata verso ciò che saremo. Non lasciamoci ingannare ne dalle apparenze ma nemmeno dalle nostre convinzioni, sforziamoci di analizzare, di pensare e sviluppare una sana e pura voglia di Amare a prescindere da tutto tranne che dall'unica certezza: Dio Amore.

mercoledì 17 marzo 2010

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole

Giovanni 5,17-30

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.


Da me, io non posso fare nulla! Ben due volte Gesù ripete questa frase che poi è una verità, la verità che deve farsi strada nei nostri cuori per iniziare un serio cammino di conversione. La usa all'inizio del discorso e alla fine come a "racchiudere" tutto ciò che egli è nelle mani del Padre. Fare la volontà del Padre è rimettere tutto nelle mani del Padre e comprendere la miseria della natura umana schiacciata dalla potenza della gloria futura, quella gloria che il Padre ha condiviso col Figlio e con chiunque sia pronto a ricevere "l'adozione a figli".