giovedì 29 aprile 2010

Ecco lo sposo, andategli incontro!

Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più! tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.




Quando ci prepariamo per un appuntamento ci viene spontaneo pianificare tutto perchè non ci sia nessua mancanza e nè difetto alcuno. La nostra vita è una costante "preparazione" all'Incontro, da noi visto solo come il giorno della morte, con Cristo. E' possibile incontrarlo anche nella quotidianità, ritrovandolo negli occhi di un ammalato, nel sorriso di un amico o nel pianto di qualcuno provato dal dolore, e se non siamo capaci di riconoscerlo adesso come possiamo pretendere che Lui ci riconosca quando verrà? Dobbiamo brillare come lanterne, di una luce che mai perisce ma che si alimenta con l'Amore di Dio come con Olio che mai perisce; da questo saremo riconosciuti dalla capacità di rimanere "accesi" nonostante il vento, le intemperie, le prove, così lo Sposo riconoscerà in noi l'Amore che ci ha donato, come un talento, moltiplicato e fruttificato nonché convertito in amore nei fratelli. La veglia che siamo chiamati a vivere è fatta di questo, di una preghiera intensa e costante, un legame già ben saldo che poi diverrà indissolubile una volta entrati "alle nozze"... "Non chi dice Signore Signore entrerà nel Regno dei Cieli" ma chi compie la Volontà del Padre e chi riconoscerà Cristo nella vita sarà riconosciuto da Cristo nella Vita Eterna.

mercoledì 28 aprile 2010

Io sono venuto nel mondo come luce.

Giovanni 12,44-50

In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».



Gesù è il Verbo fatto carne, è la Parola fatta esempio vivente affinchè si diffondesse a tutti in modo chiaro e comprensibile. In questo passo, in modo palese, è descritto tutto per non lasciare spazio a nessun dubbio: la vita eterna è comandamento di Dio, quel comandamento che siamo chiamati a vivere uniformandoci a Cristo in modo da pregustare già nella carne le dolcezze che un giorno possederemo; basta aprire il cuore alla comprensione, basta vivere la Parola rendendola reale in ogni attimo, come luce che dissipa le tenebre, come faro che ci guiderà e che darà a noi la forza di splendere, di riflettere, come specchi, la stessa luce. Per far si che ciò avvenga occorre ripulire "lo specchio" la nostra anima dagli aloni del peccato o di una condotta distante dalla Luce, perchè non occorre ascoltare ma osservare... ed una volta osservata, la Luce, sarà difficile volgere lo sguardo altrove, tutto il resto perde importanza ed il buio che era in noi è cosa passata in quanto rimane il ricordo in ciò che siamo stati. Quello che saremo non lo conosciamo ma una certezza deve spingerci a continuare e perseverare: la Luce potrà solo aumentare di intensità!!

martedì 27 aprile 2010

Io e il Padre siamo una cosa sola.

Giovanni 10,22-30

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Da cosa è generata l'incertezza? Sicuramente dall'incapacità di credere e di abbandonarsi totalmente non certo dalla volontà di un maestro; forse il maestro permette che ci sia l'incertezza appunto perchè si crei, in ogni allievo, la voglia di comprensione, di conoscenza. Il mistero di Cristo non è una frase da imparare a memoria, e l'incertezza non può essere allontanata da una semplice dichiarazione se viene del tutto ignorata la Manifestazione. Le pecore che si è conquistato a caro prezzo lo conoscono proprio perchè hanno aderito totalmente ritrovando nella Parola la fonte delle opere e viceversa nelle opere la concretizzazione della Parola. Questa è la manifestazione di Cristo, il grande Segno che sta sopra tutti gli altri segni e prodigi, qui bisogna ricondurre tutta la nostra concentrazione per abbattere l'incertezza ed esser certi di rinsaldare la nostra fede spesso legata a labili legami. Ascoltiamo la sua voce, fermiamoci ad ascoltare il "suono" delle sue Opere ed arriveremo a conoscerlo e quindi seguirlo, rendendolo vivo nelle nostre opere, con la certezza di essere, un giorno, una cosa sola… “Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”

lunedì 26 aprile 2010

Io sono la porta delle pecore.

Giovanni 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».




"Entrerà e uscirà e troverà pascolo" Quasi un controsenso, occorre entrare in Cristo e poi uscirvi per trovare pascolo? Lui è la porta delle pecore, il pastore, Colui che per primo ha avuto accesso al Pascolo. Conosce bene questo luogo che vuole condividere con noi, ma per accedere occorre deporre ogni legame, ogni laccio che ci tiene ancorati e saldi in quelle certezze che di "certo" hanno ben poco ed una volta entrati in Cristo, morti nella carne, si è pronti ad uscire, rinascere a vita nuova e godere della gloria del Pascolo. Non ci sono scorciatoie ne vie preferenziali per essere salvato bisogna passare dalla Porta, bisogna salire in Croce e credere in Colui che ha percorso, inaugurandola, questa via di salvezza. A lui il compito di stare "davanti ad esse" lui che per tutta la sua esistenza ha preferito gli ultimi posti, obbedendo fino alla morte "e alla morte di croce". Gesù è Vita, è Via, non è un ladro o un brigante venuto a toglierci chissà quale libertà, ma Egli è la Libertà "Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza"...

domenica 25 aprile 2010

Alle mie pecore io do la vita eterna.

Giovanni 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Ascoltare Conoscere Seguire... tre verbi tre azioni che portano ad un'unica grande meta: essere una cosa sola col Padre. Gesù per primo, essendo il Primogenito, ha "testato" questo percorso e portandolo a compimento ha aperto l'accesso al Regno, al Pascolo eterno, a chiunque desideri accedervi. E' stato istituito Pastore, Lui "reso perfetto... ha imparato l'obbedienza dalle cose che patì" affinchè chi crede in lui e chi guarda a lui venga redento e salvato. Seguire Cristo quindi implica necessariamente le precedenti azioni e non si può conoscere senza ascoltare, senza che il cuore si apra alla Voce della salvezza, alla comprensione del grande Amore che conosce ciascuno di noi e che ci vuole salvi. Questa speranza che è certezza ci spinge a proseguire verso la conoscenza reale del mistero di Cristo come unica via che conduce al Padre. Ecco perchè seguire Cristo è l'unico impegno da rinnovare ogni istante della nostra esistenza terrena. "Io e il Padre siamo una cosa sola" e dove è Cristo la saremo anche noi, avendo ricevuto l'adozione a figli riceveremo anche la Gloria e la grazia di contemplare il Suo volto per l'eternità: il Pascolo, il Banchetto dove non ci sarà più fame ne sete... Cosa, allora, può farci desistere dal compiere questo cammino? "Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare." (S.Gregorio Magno Papa)

giovedì 22 aprile 2010

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Giovanni 6,44-51 -

In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


Dopo un periodo di istruzione "teorica" si passa poi alla "pratica", si porta cioè a compimento tutto ciò che è stato promesso "tutti saranno istruiti da Dio" affinchè, poi, riconoscano l'Incarnazione reale dell'insegnamento, Colui che porta a compimento l'insegnamento stesso facendosi Carne. La manna prefigura la venuta di Cristo, Lui vero Pane disceso dal cielo mediante il quale si acquisisce la via eterna, non come i "padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti" ma rivestiti di una veste nuova quella di figli, redenti mediante il grande sacrificio del Pane "io darò la mia carne" che si perpetua per sempre affinchè chi "chi ne mangia non muoia". Magiare significa accostarsi al banchetto, comprendere e accettare l'invito, conoscere e credere in Colui che ha "preparato", fidarsi, e scoprire ,nel semplice invito, l'immenso Amore che si cela poi "nello spezzare il pane". A differenza di coloro che si cibarono della manna noi non moriremo perchè abbiamo riconosciuto Cristo, immagine del Padre, pane di Vita eterna.

mercoledì 21 aprile 2010

Questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna.

Giovanni 6,35-40

In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».


La Volontà del Padre " ricapitolare in Cristo tutte le cose,quelle del cielo come quelle della terra". Gesù è disceso dal cielo per compiere la volontà del Padre e non la sua, ha assunto la nostra stessa natura non per assorbirne i difetti, le ambizioni ma per giustificarli, per cancellarli e per lasciarci l'esempio vivo di come è possibile aderire a questa Volontà. La nostra giustificazione "essere uomini" perde valore, ammesso che l'abbia mai avuto, in quanto in Gesù troviamo la realizzazione perfetta dell'uomo unito a Dio, che lotta, sopporta, patisce ma che non viene mai meno al proprio dovere di testimoniare, fino alla morte. Forse occorrerebbe decidere nel cuore se credere o meno e far pace finalmente con noi stessi, perdendo meno tempo nel cercare false vie di fuga o scusanti e concentrarsi sull'unica cosa da tenere sempre sotto gli occhi, la Croce. Tutto parte e trova compimento nella Croce, è li l'appuntamento che non possiamo declinare, quello che cambierà la nostra vita e muterà anche la nostra sorte. Con la Croce abbiamo la certezza di non perderci, come una bussola ci guida, perchè è la guida, per la via tracciata da Colui che per primo ha aderito al progetto divenendo Pane e Sacrificio, Pastore paziente che recupererà ciascuno di noi per ricondurlo alla salvezza. Impossibile non pensare al ladrone, lui che ha abbracciato la Croce senza mai ripudiarla, al contrario di chi accecato è incapace di scorgere la salvezza anche in mezzo alla sofferenza "colui che viene a me, io non lo caccerò fuori... ma In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso". Cosa aspettare dunque? Cosa ancora ci fa tentennare nell'abbandonarci totalmente? La Croce è una calamita, lasciamo attrarre solo così avrà un senso la nostra "carica negativa"... solo se la uniamo a quella "positiva" in un legame indissolubile e saldo: la Vita Eterna

martedì 20 aprile 2010

Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo

Gioavnni 6,30-35

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».


Un dato di fatto che sottolinea la nostra miseria e la grandezza di Colui che ci ha amati da sempre nonchè il nostro aspettare, passivi, una manifestazione straordinaria, un evento, un prodigio come chi aspetta la manna dal cielo! "Cerca per l'uomo un motivo per cui debba amare Dio e non troverai che questo: perchè Dio per primo lo ha amato. Colui che noi amiamo ha già dato se stesso per noi, ha dato ciò per cui potessimo amarlo". C'è da dire che la folla di quel tempo viveva una grande rivoluzione, la manifestazione di Gesù il suo "debutto" ha scosso totalmente le credenze ed è normale, quindi, chiedere "segni" per poter rendere salda la fede; anche se la Presenza è già il Segno per eccellenza, ma non possiamo biasimare questo popolo soprattutto se consideriamo la nostra condizione che ci vede profondi conoscitori degli eventi seppur increduli e titubanti. L'incertezza che ci opprime è data dalla cecità e dal limite fisico dal quale non riusciamo a sconfinare pur sapendo che esso è la minima parte di noi, che c'è qualcosa di molto più esteso da scoprire, coltivare ed elevare. La folla è grata a Mosè per il pane piovuto dal cielo come noi siamo grati per il benessere e per tutto ciò che la provvidenza ci mette dinanzi sorvolando su tutto ciò che ci viene proposto, sulle delizie che un giorno siamo chiamati a gustare. Eppure l'esempio dato da Cristo non ha bisogno di altri commenti o di aggiunte, si perpetua "in memoria di me" e si rinnova ogni giorno, sta noi aderirvi riconoscendo il Suo amore per noi e rimettendolo in circolo verso i fratelli. Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo e possiamo diventarlo anche noi, pane spezzato ai fratelli dono di Dio... consapevoli d'essere amati e pronti ad amare, nei fratelli, Colui che ci ha amati, rendenti e salvati.

lunedì 19 aprile 2010

Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna.

Giovanni 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».


Siamo sempre premurosi, come la folla che cerca Gesù, e felici di ritrovarlo in particolari momenti della nostra vita, quando magari il bisogno di invocarlo è tanto così come la necessità di ottenere qualcosa. Lo cerchiamo non per i segni, non per quello che Egli è, ma per qualcosa che porti giovamento subito all'istante, come il pane che ci sfama, un miracolo, una guarigione, un riscontro tangibile che possa alimentare la nostra fede. La fede, però, non può essere legata a questi segni ma va necessariamente ancorata a quei "Segni" dai quali essa deriva, i segni compiuti da Cristo "Colui che Egli ha mandato". Credere in Gesù è vivere in Gesù cercarlo non per ottenere qualcosa ma per condividere qualcosa, noi con la nostra miseria, la nostra semplice vita, Lui con la sua grandezza e infinita misericordia, in un connubio eterno di Amore; pronti a riconoscerlo sempre non solo nei momenti particolari ma nella quotidianità, in mezzo alla gente come testimoni. Occorre vivere in questo modo la fede in Cristo per "fare le opere di Dio" lottando contro le insidie e le tentazioni, sforzandoci di non rinnegarlo ma di riconoscerlo sempre, anche nei momenti bui, di fame e di sete, come Unico nostro Bene "il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà".

sabato 17 aprile 2010

Videro Gesù che camminava sul mare.

Giovanni 6,16-21


Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.




Quando la vita ti sembra una bella gita in barca e poi devi fare i conti con il vento e le intemperie... è buio!! Si fa molta fatica a remare con il mare agitato e spesso vien voglia di lasciar perdere questa traversata che a tratti sembra assurda, senza senso: ma è la vita!! Non possiamo tirarci indietro e non dobbiamo... se solo ci rendessimo conto di cosa ci aspetta sull'altra sponda! La morte non è la fine della traversata così come non è la fine della nostra vita, perchè sull'altra sponda c'è un amico che ci attende, l'Amico che ha già acceso un fuoco e messo su del buon pesce, lo stesso Amico che ci guida e ci sta accanto anche quando, presi dalla fretta e da tante cose, non lo vediamo o lo scambiano per un fantasma: Lui è con noi. Cammina sopra le acque, al di sopra di ogni preoccupazione, di ogni nostra tristezza, di ogni nostro dolore, ci guida, ci da sollievo, rinfranca la nostra anima e prende in mano un remo affinchè la fatica non ci spiazzi e lo sconforto ci blocchi. Non possiamo affondare, anche se sembra inevitabile con la barca piena d'acqua e non ha più senso remare e faticare, Lui è con noi.. perchè essere paurosi? Prendiamolo in barca, facciamolo salire e solo così molte cose, apparentemente inaccettabili, prendono forma, significato. Con Lui al timone siamo certi di giungere sani e salvi... qualsiasi sia la riva verso la quale siamo diretti....

venerdì 16 aprile 2010

Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.

Giovanni 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.




La folla segue Gesù perchè vede i segni che Egli compie sugli infermi ignorando totalmente quell'infermità che va oltre i mali fisici: la fame e la sete di Amore. Seguiamo affannosamente tutto ciò che ha il sentore di amore, ritrovandoci poi spesso soli e per niente amati, forse perchè siamo restii a compiere quel viaggio a ritroso che ci porta alle origini, noi creati da un Amore grande, l'unico Amore dal quale poi è possibile far scaturine altro. Non c'è amore sincero senza l'Amore di Dio perchè qualsiasi cosa si ami, qualsiasi persona si ami non può essere amata davvero se non in virtù dell'Amore che l'ha generata, dell'Amore che l'ha posto accanto al nostro cammino. Così amando è possibile dare Lode all'Amato, e condividere quel "Pane" con un numero interminabile di fratelli sapendo di averne sempre a disposizione perchè infinita è la Misericordia e Grande il suo Amore. Abbiamo paura di amare perchè non conosciamo la purezza dell'amore che non guarda in faccia nessuno e non fa distinzione alcuna. Dio fa sorgere il sole per i giusti e per gli ingiusti e sono certo che in mezzo alla folla c'erano tanti spinti dalla sola curiosità, eppure a nessuno è stato negato un pezzo di pane, eppure a nessuno è stata negata la salvezza mediante la Croce; noi chi siamo per far differenza?

martedì 13 aprile 2010

Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.

Giovanni 3,7-15

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».


Dobbiamo nascere dall’alto per essere finalmente liberi come il vento! Nicodemo non comprende bene il significato di questa rinascita ne tantomeno le modalità; nemmeno noi ancora oggi a distanza di molti anni e col “senno del poi” riusciamo a palesare questa verità. Eppure tutto ci è stato spiegato in Parole ed Opere… Gesù è Via Verità e Vita e ci vuole salvi tutti accanto a lui nella condivisione della Gloria. Questo è il suo progetto realizzato in pieno e senza nessun difetto che non siano il nostro ostruzionismo e, peggio, l'incredulità. Se paragoniamo il "cielo" alla vetta di un monte è possibile spiegare e comprendere in maniera semplice questo grande progetto. Per salire occorre una via e Cristo incarnandosi si fa Via; per procedere bisogna che il cammino sia libero dagli ostacoli che lo intralciano, e Cristo con la sua Croce ha estirpato tutto ciò che impediva il nostro slancio; per proseguire spediti e sicuri è preferibile avere il vento a favore e quale grande favore ci è donato dalla presenza costante del Suo Spirito! La grande Verità, quella che ci rende liberi è la consapevolezza di vedere realizzata la nostra speranza in Cristo e con Cristo; cosa ci rende ancora così titubanti? Rinascere dall’alto morendo dal basso della nostra miseria, noi seppelliti con Cristo nella carne risuscitati nello Spirito per l’eternità…

venerdì 9 aprile 2010

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Giovanni 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.



La mensa preparata da Gesù è già bella imbandita, il pesce sopra la brace ed il pane, eppure manca ancora qualcosa per iniziare a mangiare. La condivisione è essenziale per partecipare alla Mensa che il Signore ha preparato per noi, Lui pensa a tutto perchè in Lui c'è il tutto ma a noi spetta di portare in "tavola" la pietanza che renderà eterno questo banchetto: la miseria, l'umiltà, la consapevolezza che da soli non possiamo far nulla. I discepoli ne danno testimonianza, in questo brano, vanno a pescare ma senza risultati, perchè evidentemente non si sono accorti di chi stava sulla riva, puntando solo sulle loro forze, così come noi non vogliamo che Dio "stia" su ogni nostra azione quotidiana, Lui in ogni nostro proposito. Ascoltare la sua voce rimettendo tutto nelle sue mani equivale a saper gettare le reti nel posto giusto e quindi esser certi di pescare, di riuscire e di realizzare quei progetti che ora sono in sintonia con i Suoi. La sintonia sta proprio in questo, in un costante "rimettersi" con gli occhi fissi sia sulla grandezza che sulla miseria, due elementi che si compensano dando origine all'equilibrio di una mensa invitante che mai sazia ma che sfama ogni giorno.

giovedì 8 aprile 2010

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Luca 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

E' vero che il dubbio si insinua così come il turbamento e nel nostro cuore alberga spesso la paura e l'insicurezza. Abbiamo bisogno di costanti riscontri per rinnovare la nostra fede in Cristo quando invece dovrebbe bastare poco: riconoscerlo nei nostri gesti quotidiani, riscoprirlo nelle ferite di un fratello, ritrovarlo nelle sue opere. Rapportarsi con qualcuno che ha una diversa natura dalla nostra non è sempre facile però il nostro Dio ha voluto semplificare le cose proprio perchè ci ama ed ha a cuore la nostra salvezza, assumendo lui stesso la natura di "carne ed ossa", sopportando nella carne tentazioni e sofferenze appunto per consegnarci una grande certezza, quella di poter vincere ogni titubanza e correre spediti. Non si offuschi mai la nostra mente, la dolcezza e la delicatezza, che ha Cristo, nel rivelarsi possano aprire mente e cuore alla comprensione... non c'è amore più grande che dare la vita per i fratelli e l'amore di Dio per noi non ha confini.

mercoledì 7 aprile 2010

Riconobbero Gesù nello spezzare il pane



Luca 24,13-35



Ed ecco, in quello stesso giorno, , due erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvo! lti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.






“Volto triste, occhi impediti a riconoscerlo” Sono i tratti di chi si lascia abbattere da una sconfitta, di chi non riesce ad andare oltre! Pensandoci bene i due discepoli si lasciavano alle spalle una Scena simbolo della sconfitta, un uomo inchiodato ad una croce che si proclamava re ma che invece ha subito la più folle delle condanne. Il Figlio di Dio morto senza opporre resistenza, “lui che avrebbe dovuto liberare Israele” ucciso come il peggiore dei malfattori. Piegati su se stessi discutono degli eventi come se gli eventi stessi non riguardassero la loro esistenza. Eppure, col senno del poi, affermano d’aver sentito in cuore un ardore, però il peso della sconfitta, la croce come per noi il peccato, molto spesso offusca o meglio ricopre il nostro cuore come di una fitta rete che impedisce ogni slancio; ma la croce non è morte, così come il peccato se riconosciamo Gesù “nello spezzare il pane”. Lui che si offre come vittima di espiazione cancella il peccato dal cuore dell’uomo e trasforma la croce in strumento di salvezza, come una strada da percorrere non più con tristezza ma con la gioia di chi non vedrà mai la fine. Alla luce della Croce tutto ci sembra più chiaro, “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”, tutto prende forma, le profezie, le scritture e nella croce trova compimento il progetto di salvezza del Padre e la volontà di aprire i nostri occhi alla comprensione e alla conversione; e ritornano indietro, sui passi percorsi, ma rinnovati nel cuore, con la speranza ritrovata, rinsaldata dalla Risurrezione di Cristo e dalla certezza che Egli rimarrà. È entrato nel nostro tempo per condurci nel suo tempo, ha condiviso con noi la morte per aprirci le porte della Vita: Cristo Via, Verità e Vita.. Ogni giorno siamo chiamati alla conversione, ogni siamo chiamati a salire in croce, ed ogni giorno a spezzarci come pane ai fratelli per gustare già da ora la gloria che un giorno sarà la nostra dimora.

lunedì 29 marzo 2010

Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura

Giovanni 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.


"Se non credete a me, credete almeno alle mie opere" L'opera è qualcosa di tangibile più facilmente identificabile ai nostri occhi, ma non occorre fermarsi mai a questa unica visione ed andare oltre per poter vivere con il cuore il Mistero del messaggio nascosto dentro l'opera stessa. Maria lo aveva ben compreso, sia la vera natura del Cristo sia la grande manifestazione della sua Gloria. Non esita a spendere ciò che di più prezioso ha, il profumo (il suo cuore) e prostrata ai piedi di Gesù, si fa serva di una grande causa, e il profumo di questa totale donazione a Dio invade tutta la stanza. Ecco l’importanza di un’opera fatta con il cuore, che vale più di tante “false contrizioni e preoccupazioni” che hanno il solo scopo di darci una scusante alla nostra pigrizia e malvagità! Dietro la pena di Giuda per i poveri si cela un grande tradimento, lui che non ha pena nel consegnare Cristo ai carnefici come può averne per i poveri? Ma per fortuna c’è Maria che oggi ci invita a donarsi senza misura alcuna; ad aprire il nostro cuore al Cristo che per noi non ha risparmiato niente della sua Persona e del Suo Essere: sacrificando la sua carne mortale e condividendo con noi la sua Gloria nel suo Regno.

sabato 27 marzo 2010

Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi

Giovanni 11,45-56

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

La preoccupazione dei Giudei mi fa venire in mente la preoccupazione dello spirito immondo che disse a Gesù "sei venuto a rovinarci, cosa vuoi da noi"... è vero che Gesù è Novità, che è venuto a “portare la spada”, a cambiare i piani dell'uomo, ma solo perchè sta a cuore la salvezza dell'uomo stesso. Conosce molto bene lo stadio raggiunto dalla perversione dell'uomo, tanto da decidere di abbassarsi "personalmente" pur di vedere salva la sua creatura. Quale Amore più grande di questo? Eppure non si comprende ancora se c'è chi si ostina a non avere fede di fronte alla Croce. Ma Dio è paziente e misericordioso e riesce a convertire il male dell'uomo, di qualsiasi uomo per includere tutti nel suo grande progetto. I Giudei hanno paura di perdere il regno e decidono di eliminare Gesù per salvare la nazione, ma Caifa profetizza un'altra salvezza, più grande, celata dietro la Passione e Morte di Gesù. E' come se nella decisione dei Giudei ci sia già il perdono di Dio ancor prima che il peccato venisse compiuto, ignari del Regno e della Nazione che saranno chiamati a possedere e divenire. La morte di Gesù vista da due angolazioni diverse agli occhi del Padre come inizio di un tempo senza fine, agli occhi degli uomini come fine di un tempo che volevano non fosse mai iniziato. La voce dello spirito immondo è la voce di molti uomini che ancora disconoscono Cristo, vedendo nella Sua figura solo un ostacolo alla vita, al potere, al successo. In fondo Gesù non ha mai obbligato nessuno, ha lasciato liberi tutti di scegliere dinanzi alla Verità... con la certezza che una volta conosciuta è impossibile allontanarsi o proseguire per altre vie: non si può uccidere Gesù perchè ritenuto una minaccia per la nostra vita specialmente se si comprende che si è offerto, da sempre, come sacrificio di espiazione all'unica grande minaccia della nostra Vita, il peccato

venerdì 26 marzo 2010

Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.



...E Qui Rimase: nel luogo dove dimora Cristo dimora anche la verità, e un cuore che lo accoglie riesce anche a "viverlo" e riconoscerlo nella sua vera natura 'Figlio di Dio'. Questa definizione porterà Gesù alla condanna che affronterà allo scopo di rende reale questa definizione, palese davanti agli occhi di tutti, con le opere e con la perseveranza nella volontà del Padre. Il sacrificio è totale e non solo nella carne perchè è disposto anche ad annullarsi totalmente "anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre" per riunirsi a Colui che l'ha generato. La scrittura non può essere annullata così come il Padre non può essere sostituito dal Figlio ma entrambi, accompagnati dallo Spirito Santo, agiscono in comunione per la loro Gloria e la salvezza dell'uomo. L'errore che nel cuore compiono i Giudei (sostituirsi a Dio) li porta a vedere la stessa colpa in Cristo non riuscendo a leggere il grande messaggio che sta dietro ogni sua opera; un cuore lontano, duro, insensibile non può riuscire a guardare oltre; è necessaria una graduale conversione, la stessa che ha aperto gli occhi a chi, "al di là del Giordano" ha creduto alle parole di Giovanni e quindi alla Parola di Dio.

mercoledì 24 marzo 2010

Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

Giovanni 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Un pò confusi questi Giudei, o meglio troppo sicuri del fatto che basta "essere figli di Abramo" per esser salvi. Che razza di cristiani siamo se al battesimo non accompagniamo le opere, continuando ad "uccidere" e non "accogliere" la Parola di Dio? La verità ci farà liberi e dove dimora questa verità se non nel Figlio? Chi meglio di Lui conosce il Padre e chi meglio di Lui la nostra miseria? Ci offre la sua immensa bontà intercedendo per noi e con la Croce ci ha offerto una rampa di lancio verso il Regno tanto sperato... e noi che facciamo? Ci rifiutiamo di amare e di compiere le opere del Padre tranquilli del fatto d’esser già mondi perché non "nati da prostituzione", anche se poi inconsciamente viviamo immersi nelle tenebre. La libertà sta nel riuscire a mettere ordine, tirando le somme, ricapitolando tutto, magari ai piedi della Croce: da li bisogna partire, come da una stazione, con i bagagli in mano, le cose migliori, e con la consapevolezza di lasciare per sempre ciò che ha appesantito la nostra esistenza. Non possiamo iniziare una nuova vita portandoci dietro cose vecchie o zavorre inutili; nella ricerca della Verità basta avventurarsi con il Cuore e con l'unica bussola che mai ci farà deviare, Cristo. Solo cosi saremo certi di giungere alla meta dovunque essa sia, liberi da ogni schiavitù, una cosa sola col Padre.

martedì 23 marzo 2010

Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono

Giovanni 8,21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.






"Se non crederete che Io Sono morirete nei vostri peccati" Il peccato ci allontana da Dio quando ci impedisce di vedere e di credere in Colui che E'; non sono bastati la sua incarnazione, i suoi insegnamenti, la sua presenza per aprire gli occhi ad un popolo cieco, era necessario che si ripetesse il prodigio compiuto da Dio per mezzo di Mosè, perchè il popolo credesse alla grandezza di Cristo: innalzato sulla Croce, come il serpente di bronzo, per liberare chiunque volgesse lo sguardo a lui dalla morte e dal peccato, e avere accesso al Regno preparato dal Padre. Per comprendere la logica di tutto ciò e per accettare d’essere salvati e redenti occorre innanzitutto riconoscere il peccato, discernere accuratamente ciò che ci rende insensibili. Il peccato fa parte dell’uomo in quanto la debolezza che lo genera è parte integrante della sua natura ma se si riesce a compensarla con la grandezza di Dio, come a colmare una valle, questa fragilità può diventare forza; deve essere paragonato ai serpenti brucianti che colpirono gli Israeliti nel deserto, gran parte di essi morì appunto perché lontani da Dio continuarono ad esserlo, altri, invece andando da Mosè ritornarono a Dio ammettendo le loro colpe e riconoscendosi peccatori “Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te”. E la supplica viene accolta come viene accolto un cuore contrito e pentito, e se dal serpente di bronzo innalzato sul bastone di Mosè gli Israeliti riebbero la vita, ancor più grande sarà per noi il premio se ci degniamo di volgere lo sguardo al “Figlio dell’Uomo innalzato”. Considerando il peccato come un “promemoria” sarà semplice ricordarci di che pasta siamo fatti così che la scelta tra la vita e la morte, tra “quaggiù e lassù” non ci colga titubanti ma al contrario sicuri di abbracciare la Croce con la speranza di convertire la nostra debolezza in forza, la nostra umiltà in gloria e la morte della carne in vita eterna. Siamo messi alla prova costantemente, punzecchiati ogni giorno affinchè purificati e pronti non venga mai meno la nostra fede e il bisogno d’essere redenti e giustificati. Credere in Cristo è credere al suo progetto e se non si vive in pieno nella carne come potremo, poi, pretenderlo per l’eternità?

domenica 21 marzo 2010

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Giovanni 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».



Gesù è venuto a portare a compimento la legge! Oggi viene spiegato il senso di questa frase perchè nel condannare il peccato non ci sia alcun riferimento al peccatore; non per condannare gli uomini ma per cancellare il peccato, Cristo è salito in Croce. Si è lasciato accusare, oltraggiare, condannare da chi era accecato dalla legge per riscattarli una volta per tutti e rimettere nelle loro mani e nei loro cuori una "legge" nuova fatta in primis di misericordia e si amore. Eppure a distanza di anni da questo episodio viviamo ancora queste esperienze di "auto-assoluzione" o meglio di redenzione "faidate" basata solo sul valutare i peccati altrui. Siamo sempre migliori degli altri, non manca mai niente alla nostra persona, l'intelligenza, la superiorità però quando si tratta di peccato ben volentieri ci mettiamo per ultimi... chissà perchè! Nessuna umiltà, ne atto di contrizione e pentimento si cela dietro questo nostro gesto anzi un ergersi come "perfezione" incarnata, pronti a scagliare le nostre pietre contro chi ci sta accanto senza provare minimamente a " lanciare" una speranza, un aiuto. Siamo ciechi e non vedendo i nostri peccati non vediamo e non sentiamo nemmeno il bisogno d'esser mondati. Le prostitute e i peccatori ci precederanno nel regno dei cieli proprio per questo: per la consapevolezza che loro hanno d'essere tali e quindi bisognosi di misericordia e di perdono. Dinanzi al peso del peccato lasciamo agire la forza risanatrice del Signore che non condanna nessuno ma anzi mette ciascuno nella condizione di non peccare più. La nostra condotta va valutata non paragonandola a quella degli altri ma all’unica Condotta di Vita, Gesù Cristo.

sabato 20 marzo 2010

Il Cristo viene forse dalla Galilea?

Giovanni 7,40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.


Quello che mi colpisce di questo brano è la reazione delle guardie messa a confronto con quella dei capi e dei farisei. L'errore che facciamo spesso, infatti, è quello di condannare a priori senza aver prima conosciuto, saputo, indagato; ci basiamo solo su preconcetti "la legge" che ormai come schiavi ci opprimono. Non sappiamo andare oltre al colore della pelle, a tutto ciò che è diverso da noi e dal nostro modo di vedere le cose: siamo limitati alla sola realtà fisica. Le guardie invece, come Nicodemo, riescono ad andare oltre la legge e riescono a scorgere una diversa interpretazione di quell'uomo che tanti dissensi provocava tra di loro. L'unica provenienza che conta è quella che lo vuole Figlio del Padre, ed è la provenienza che sfida ogni legge completandola affinchè nessuno sia più schiavo del proprio corpo ma libero con l'anima già da ora, da questa vita che viviamo, proiettata verso ciò che saremo. Non lasciamoci ingannare ne dalle apparenze ma nemmeno dalle nostre convinzioni, sforziamoci di analizzare, di pensare e sviluppare una sana e pura voglia di Amare a prescindere da tutto tranne che dall'unica certezza: Dio Amore.

mercoledì 17 marzo 2010

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole

Giovanni 5,17-30

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.


Da me, io non posso fare nulla! Ben due volte Gesù ripete questa frase che poi è una verità, la verità che deve farsi strada nei nostri cuori per iniziare un serio cammino di conversione. La usa all'inizio del discorso e alla fine come a "racchiudere" tutto ciò che egli è nelle mani del Padre. Fare la volontà del Padre è rimettere tutto nelle mani del Padre e comprendere la miseria della natura umana schiacciata dalla potenza della gloria futura, quella gloria che il Padre ha condiviso col Figlio e con chiunque sia pronto a ricevere "l'adozione a figli".

domenica 14 marzo 2010

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Luca 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il! Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vit! a, era perduto ed è stato ritrovato”».

Tante volte parliamo di misericordia di Dio pur senza soffermarci minimamente nella comprensione di essa. E' vero che non occorre meditarla e che necessariamente va vissuta per capirla e "toccarla". Nella prosperità e nella fortuna la si scambia facilmente per l'abbondanza che ci circonda ma la Misericordia è ben altro e molto spesso occorre passare per una stretta via per riuscire a scorgerne la Luce. Il figlio giovane parte e lascia la casa del padre convinto di portarsi via tutto l'amore del padre convertito in eredità e in beni; invece si rende conto che l'Amore stà in un altro luogo e in ben altre circostanze, ma è dovuto sprofondare nella miseria per comprendere ciò che realmente è ogni essere vivente che si allontana dalla Via. L'Amore non prende in considerazione niente quando gli si presenta un cuore affranto e pentito; non prova risentimento o gelosia, come quella del fratello maggiore, perchè l'Amore e Puro e cerca solo chi è capace di amarlo. Gioisce quando ritrova la pecora smarrita perchè vuole che nessuno dei suoi "figli" perisca. Il perdono non va negato a nessuno ancor più il perdono di Cristo è per chiunque sia disposto a chiederlo con cuore sincero; non si creda mai d'essere indegni di ricevere misericordia come anche d'essere già pienamente giustificati. Siamo tutti in cammino per la medesima via, con gli stessi mezzi: un corpo fatto di carne, di peccato ma di un'anima pronta a splendere della Luce che si incontrerà perseverando per la Via di Verità...Cristo.

mercoledì 10 marzo 2010

Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli

Matteo 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».



L'insegnamento prevede l'osservanza dei precetti appunto perchè non di "insegnamento", basato sui concetti, si tratta ma di testimonianza vera che quindi diventa insegnamento per chi ci sta accanto. La precisazione fatta da Gesù è d'obbligo, dopo il suo "debutto" è chiara la linea di cambiamento intrapresa e non sempre il cambiamento viene visto come continuità o compimento, anzi spesso è interpretato come annullamento di tutto ciò che è stato. Dio non può rinnegare se stesso né si può pensare che nella storia dell'uomo abbia potuto agire in maniera errata. Tutto ciò che Dio compie lo fa spinto dall'Amore e dalla Misericordia nel pieno rispetto degli "accordi" stipulati con i padri in passato. In quest'ottica Gesù porta a compimento la legge che oramai stava per accecare totalmente il suo popolo. Nella Croce c'è il pieno compimento annunciato da Gesù stesso, e nella Croce che il sacrificio d'amore viene consumato affinché dello stesso amore continuasse a vivere il popolo di Dio. S. Agostino diceva "ama e fa ciò che vuoi" nell'amore verso Dio e verso il prossimo trova compimento la legge lasciando a noi il compito di discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è, la scelta di essere innalzati o umiliati nel Regno dei Cieli.

martedì 9 marzo 2010

Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Matteo 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».


Ma allora davvero c'è un limite a tutto? Quando perdiamo la pazienza e perdonare qualcuno ci viene davvero difficile lo pensiamo seriamente d'aver raggiunto quel limite "lecito". Anche Gesù "infinito" sembra dare un fine anche se prolunga le occasioni: Non sette ma settanta volte sette; un numero, se pur alto, sempre destinato a finire. Occorre quindi cercare bene e scovare dove sta, nel brano di oggi, il riferimento all'Eternità, parola chiave e senso stesso della Parola. Concedere il perdono è uno sforzo mai fine a se stesso o buono soltanto a mettere in pace la nostra coscienza e i nostri rimorsi, il perdono è comprensione, è mettere l'altro in condizione di capire e vedere l'errore; e quando ad un torto noi rispondiamo con il perdono e con l'amore lanciamo un messaggio, se pur indiretto, a colui che ci ha colpiti, mettendolo a conoscenza di un'altra realtà, l'Eternità, ben più grande di quella che ha vissuto fino ad allora, fatta di invidia, voglia di supremazia e di potere. Noi che siamo i forti dobbiamo soccorrere i deboli e non vi è soccorso migliore del far conoscere la salvezza a chi oramai ha intrapreso altre vie. " E' un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé"... se domandiamo comprensione dobbiamo essere in grado di donarla per primi anche a costo di chinare il capo e perdonare. Se ciò non avviene la prima volta, se non riceviamo da subito ciò che noi abbiamo donato non dobbiamo perderci d'animo e perseverare: sono sicuro che prima delle "490" volte avremo ciò per cui abbiamo sperato. "Con la misura con la quale misurate sarete misurati" ed è facile far riferimento alla misura che utilizziamo con chi ci vuole bene, esercitiamoci a misurare chi ci odia...chissà che prima o poi si converta all'Amore!

domenica 7 marzo 2010

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Luca 13,1-9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».



L'idea contorta che Dio mandi al mondo la sofferenza come punizione è ancora viva, anzi credo ancor più viva nei cuori di chi stenta a comprendere. Occorre ammettere che al mondo, innanzitutto, non esistono peccatori meritevoli d'ira ed altri meno ma allo stesso modo hanno peccato anche se cambia la natura del peccato, ecco quindi che "quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei" tutti in egual modo abbiamo peccato e tutti quindi meriteremmo la morte. Per fortuna, anzi per grazia di Dio, non è così che funzionano le cose e basterebbe davvero poco, volgere, come sempre, lo sguardo a quel pezzo di legno per il quale oggi combattiamo guerre ideologiche ma che in fondo osserviamo con totale distacco: la Croce. Ancora una volta Essa ci da la risposta e come sempre la via; l'amore del Padre verso il Figlio è un amore immenso e incalcolabile eppure ha lasciato che morisse e che patisse ogni sorta di pena: la sofferenza quindi è un atto di amore? Si che lo è, anche se sembra impossibile da accettare, dietro la sofferenza c'è sempre qualcosa di più grande, dietro il sacrificio della carne c'è sempre una ricompensa per lo spirito e se non si è in grado di produrre frutti con la carne, con le azioni significa che lo spirito è sterile, come il fico, distaccato totalmente dall'Albero della vita che da la vita. Va tagliato qualsiasi cosa che non produce frutto anche se indirettamente scegliamo noi stessi se perire o vivere. L'unica condanna viene da noi e non da Dio che vuole solo il meglio per noi e da noi. La pazienza del vignaiolo è la pazienza del Figlio che con un grido ha elevato la preghiera per noi poveri incoscienti "perdonali, non sanno quello che fanno".... lasciali ancora, finchè avrò zappato e concimato vedremo se porteranno frutti, vedremo se aderiranno al progetto di salvezza con la conversione dei loro cuori, oppure continueranno per la loro strada verso il baratro della morte.

mercoledì 3 marzo 2010

Lo condanneranno a morte

Matteo 20,17-28

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Il calice al quale fa riferimento Gesù è l'offerta che lui stesso sta per portare a compimento sulla Croce. All'annuncio della passione e morte è inevitabile avvertire un senso di smarrimento, ed ecco che la madre di Giacomo e Giovanni, così come gli altri dieci, ha una reazione che merita l'ammonizione di Gesù. C'è da considerare il fatto che egli "indossa" la veste dell'uomo e come tale non sta a lui concedere nel senso che all'uomo è data la libertà di chiedere ma a Dio la grande misericordia di concedere. L'uomo deve limitarsi a bere il calice e scoprirne il vero gusto, il vero significato. Non siamo capaci di gustare perchè impauriti dall'amaro della sofferenza, e chiediamo continuamente di tenere lontano da noi questo calice, come Gesù nel Getsemani, non curandoci minimamente della Volontà di Dio, di Colui che solo può "concedere" e disporre della nostra vita. Noi non sappiamo ciò che chiediamo, perchè non viviamo già da ora ciò che sogniamo di vivere in eterno, senza la misericordia verso i fratelli, senza la carità, senza l'umiliazione, senza il servizio, come possiamo pretendere d'essere innalzati nella Gloria? Signore sia la tua volontà e non la nostra!

mercoledì 24 febbraio 2010

A questa generazione non sarà dato che il segno di Giona.

Luca 11,29-32


In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».




Quale segno potrà mai eguagliare la Presenza? Davvero è una generazione malvagia che a tutto dà attenzione tranne all'essenziale! Il segno tangibile è la "spada di Cristo" la sua Parola che si manifesta giorno dopo giorno a ciascun cuore pronto ad accoglierla e a lasciarsi 'segnare' per l'eternità. La "rivoluzione" portata da Cristo è difficile da comprendere, eppure basterebbe poco per rendere i cuori meno duri, ma il Padre vuole che questa durezza sia sconfitta dall'uomo stesso, da quella stessa carne che poi dovrà sopportare prove, patimenti, tentazioni per giungere alla gloria eterna. L'uomo libero di scegliere ha davanti tante opportunità, alla luce dell'intelligenza data e della fede profusa sa di poter scegliere e ancor prima conoscere facendone esperienza: la via di Cristo è aperta a tutti, non attendere il segno significa riconosce da subito il Grande Segno.

lunedì 22 febbraio 2010

Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli

Matteo 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».


La risposta data da Pietro non è stata frutto di chissà quale abilità, preparazione o intelligenza ma semplicemente è una costatazione, una Professione di Fede nata nel cuore per opera del Padre, ora manifestata per mezzo della parola. Il primato di Pietro è il primato di un uomo come noi che però ha conosciuto Dio e si è lasciato plasmare senza porre nessun ostacolo, e la sua debolezza, al momento del triplice rinnegamento, lo avvicina ancora di più a noi, ecco perchè non possiamo tirarci indietro dinanzi alla Chiamata. Mettere da parte ogni preoccupazione, anche le debolezze e le miserie perchè di tutto ciò si curerà Colui che ci ha scelti. Tutto quello che non è nato da Dio perirà, e la Chiesa rimane in piedi non per merito nostro ma per la forza dello Spirito che sostiene noi sue piccole pietre...così anche la nostra vocazione, se nata da Dio, potrà subire ogni sorta di prova ma rimarrà salda, ancorata alla Pietra Angolare, quella scartata dai costruttori e accolta nel nostro cuore.

mercoledì 17 febbraio 2010

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà

Matteo 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».




Quanta intimintà in questo rapporto che siamo chiamati a vivere! Eppure molto spesso lo sentiamo distante l'Amore e ci affanniamo di cercarlo altrove e invano. Tutte queste raccomandazioni portano ad un unico fine cioè al ridimensionamento della nostra realtà, ad una sintesi necessaria per poter cosi iniziare a vedere l'essenziale, altrimenti nascosto da tutto il resto. Dio è comunione, è unione, e se non siamo in grado di trovarlo nel nostro cuore sarà impossibile riconoscerlo nei fratelli e nelle situazioni che viviamo. "Cercami in te... e saprari ritrovarti in me"...

martedì 16 febbraio 2010

Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

Marco 8,14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».


"Perchè discutete" Quante volte mi soffermo durante la giornata e cerco di quantificare tutto il fiato che spendiamo in chiacchiere vane. Certo fino a quando si tratta del semplice fiato la cosa non preoccupa più di tanto, ma noto con tristezza che si spendono vite intere a discutere di un qualcosa che poi alla fine non vale niente, ne può concorrere per la salvezza delle nostra vita. Sapere dall'inizio ciò che si vuole significa sapera già in che modo affrontare la vita, se aggrappati al lievito dei farisei oppure al Pane della vita eterna! Due mondi completamente differenti, uno che alimenta false illusioni e la realtà della nostra carne, l'altro che ci prospetta un futuro 'trasfigurato' al quale accedere deponendo i nostri idoli che invano andiamo adorando. Le nostre preoccupazioni non vanno in sintonia con la Misericordia di Dio perchè chi si affida a Lui ha smesso di pensare, ha smesso di programmare, e quindi ha smesso anche di sudare; basta lo sforzo iniziale di offrire il cuore per accorgersi poi che non di sforzo si tratta ma di piena adesione all'amore che si rinnova poi giorno dopo giorno.

venerdì 12 febbraio 2010

Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Marco 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».





"Ha fatto bene ogni cosa". Ancora ci sono dubbi sulla perfezione della Misericordia di Dio! Mette quasi tristezza apprendere che ci rendiamo conto di ciò solo dinanzi ad opere "clamorose", come se non bastasse guardarci attorno, come se non bastasse scrutare il nostro cuore e riscoprirlo mondato da ogni sozzura. E' vero che ha fatto bene ogni cosa, perchè ha realizzato, nell'uomo, il grande progetto dell'Amore donandogli la cosa più preziosa che potesse esistere: la libertà!..e noi cosa ne abbiamo fatto di questa grande grazia? L'abbiamo storpiata e deformata preferendo viverla nella carne piuttosto che nel cuore; liberi che eravamo siamo diventati schiavi ponendo dei freni alla realizzazione della nostra salvezza. Il brano di oggi ci invita a sperare ancora, che mai è tardi per cambiare registro, ma occorre davvero volerlo e sgomberare il nostro campo visivo da tutto ciò che lo limita. Guardiamo oltre questa vita, immaginiamo ciò che sarà e forse potremo iniziare ad essere liberi da adesso.

giovedì 11 febbraio 2010

I cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli.

Marco 7,24-30

In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.



Quanta umiltà in questa donna, e la consapevolezza di essere ciò che realmente è la spinge a chiedere e a desiderare con tutto il cuore. Gesù la mette alla prova ma lei non desiste, e s'aggrappa a quel minimo di speranza dato dalla conoscenza dell'immensa Carità. Basta davvero poco, un attimo per ricevere l'adozione a Figli, e la donna da "cagnolino" riceve la guarigione attesa, innalzata dalla bassezza sulla quale si è poggiata. Non sempre basta chiedere per ricevere, è importante saper chiedere e ancor prima essere consapevoli del bisogno. Gesù non tarderà a farci mancare il Pane.

mercoledì 10 febbraio 2010

Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo

Marco 7,14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».




E' bello immaginare il nostro cuore come quella spiga di grano che cresce sana e dritta anche in mezzo al campo di zizzanie! Sappiamo, anche, che non di sola immaginazione si tratta ma di pura realtà, nella realizzazione e nella creazione dell'uomo Dio ha messo tutta la sua "bontà" e ha donato immensamente all'uomo la capacità e libertà di vivere . Nessuna costrizione ma la grande possibilità di vedere in eterno la vita. Ma allora da dove viene il male? Il male viene dal limite rinoconosciuto della nostra natura fisica e dalla poca voglia di andare oltre il corpo che abbiamo in dotazione; il male proviene dalla sete di potere e dall'assurda impresa di poter divenire immortali nella carne, sostituendoci a Dio! Quando tutto ciò alberga nel nostro cuore sarà difficile tirar fuori opere buone e pure, perchè se dal frutto si riconosce l'albero da un albero insano non potrà mai uscire un frutto sano. Al contrario un cuore totalmente convertito all'Amore darà frutti dell'amore anche se circondato dal male più atroce, anzi la sua opera sarà ancor più grande e brillerà nel buio predominante. "Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro" ma al contrario con la nostra testimonianza discreta, silenziosa e VERA possiamo senza dubbio riuscire a rendere puro quel cuore provato e dominato dalla sfiducia. Non dobbiamo mai perderci d'animo nell'annunciare e la nostra testimonianza non deve mai fermarsi quando vediamo all'orizzonte uno spiraglio di salvezza per ogni fratello disposto a cambiare.