martedì 17 gennaio 2012
giovedì 11 novembre 2010
Il regno di Dio è in mezzo a voi.
Luca 17,20-25
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Chi vuole incontrare Dio sa benissimo di non dover cercare chissà in quale posto! Dio non va scovato ma riconosciuto " il regno di Dio è in mezzo a voi" e non ci chiede chissà quale fatica fisica per trovarlo se non l'unico sforzo di scalare le nostre montagne, di smussare gli angoli del nostro cuore quasi sempre appuntiti... e non è cosa facile questa! La battaglia che si intraprende con se stessi è sempre la più difficile da condurre " Ma prima è necessario che egli soffra molto". E' una battaglia intima che se portata avanti con fede, carità e speranza ci vedrà più che vincitori perchè vedremo il tanto sperato Regno di Dio e "noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è". Non lasciamoci illudere o gestire da false guide, a loro il semplice compito di indirizzare il nostro cammino, a noi, poi, la reale visione, l'incontro effettivo...
giovedì 4 novembre 2010
"Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte"

Dal momento che l'uomo entra in contatto col peccato Dio si adopera in mille modi per riportarlo allo stato di grazia. Questo fa con il suo popolo per anni e anni, e la sua opera trova il culmine in Gesù Cristo colui che ha il "primato su tutte le cose" colui che racchiude in sè tutto il progetto di salvezza. Gesù Buon Pastore non è solo l'immagine di un bravo custode del gregge ma è la promessa fatta dal Padre, è la guida, la chiave, la porta d'accesso, la fine e l'inizio, la "testata d'angolo" è colui che condurrà tutti "Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato" al Regno. Grande è l'amore, grandissima la cura con la quale ci sceglie, ci cerca, ci chiama, ci ammaestra e ci salva; tanta delicatezza e immensa misericordia, sempre pronto a perdonare e mettere da parte il nostro peccato e ogni nostra mancanza, perchè occorre fare festa " bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E noi chi siamo per permetterci di giudicare un nostro fratello peccatore e magari esser gelosi dell'amore che il Padre ha per lui? E' vero che spesse volte siamo invidiosi "Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?" perchè siamo miseri e limitati nel comprendere che il metro utilizzato da Gesù è ben diverso da quello utilizzato da noi basato, solo sull'egoismo e sul bisogno di sentirci santi, ma non di esserlo. Solo così mi spiego il fatto che ci sentiamo più a nostro agio confrontandoci con situazioni di peccato, di scandalo, che fare i conti con le opere buone; una persona buona, coerente, saggia non è sempre ben voluta perchè, nel paragone, ci mostra tutti i nostri lati negativi e ben sappiamo in che modo gestiamo le nostre debolezze: nascondendole. Al contrario un peccatore ci offrirà sempre l'occasione di guardare a noi stessi come a dei bravi e onesti cristiani, si con la coscienza apposto ma col cuore immerso nelle tenebre!! "Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte" e in terra? perchè non può esserci già in terra questa gioia? Forse perchè ci ostiniamo a vivere da "terrestri" senza dare spazio alla dimensione celeste che è in noi? "Tutto si faccia tra voi nella carità" "se così faremo avremo la forza per generare Cristo in noi e negli altri" (san Carlo Borromeo)
lunedì 25 ottobre 2010
Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?
Luca 13,10-17 -
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
Dinanzi all'ascolto della Parola ci sono molteplici reazioni, differenti a seconda di chi l'ascolta perchè cambia il modo di "sentirla" e farla propria. Chi accetta di ascoltare sa in partenza d'essere bisognoso e quindi di mancare in qualche cosa, come l'atteggiamento della donna curva su se stessa che non riesce a stare dritta perchè le manca il giusto appiglio sul quale aggrapparsi; chi invece non ascolta, rifiuta anche la comprensione di ciò che vien detto provando vergogna per un discorso all'apparenza senza alcun senso. Ricordiamoci che la tattica di Gesù sta proprio in questo, nel parlare in "parabole" e rendere la Verità celata dietro un discorso complesso ma limpido solo per chi ha un cuore capace di vedere oltre.. certamente i suoi avversari non posseggono questo tipo di cuore che dritti sulle loro certezze non vogliono prendere atto della loro vera condizione ma continuare un'esistenza “santa” solo perchè in comunione con le prescrizioni ma totalmente distante da quella che è l'esperienza nuova di Cristo, dall'amore e dalla misericordia. Cristo viene ad abolire il tempo, ad abolire i giorni, a perfezionare e completare la legge rendendola viva grazie alla sua Parola e alla carità, che devono essere le basi da dove, poi, far partire un vero cammino di adesione. Non c'è salvezza nella legge ma nella legge dell'amore, e quale amore è più grande di quello di Gesù, che non bada di infrangere le regole pur di salvare ciascuno di noi? "Gesù la vide, la chiamò a sé e le Impose le mani e subito quella si raddrizzò" rendiamoci visibili agli occhi di Gesù rendendoci visibili ai nostri stessi occhi, scrutando nell'intimo ciò che siamo e sentirci costantemente chiamati da Lui che altro non aspetta se non di imporre le sue mani e guarire le nostre malattie pronti ad “esultare per tutte le meraviglie da lui compiute”.
sabato 16 ottobre 2010
Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire
Luca 12,8-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».
Bestemmiare lo Spirito Santo, rinnegarlo equivale a disconoscere Cristo come il Dio Vivo e in mezzo a noi. Non c'è altro metodo per testimoniarlo se non quello che ci vede totalmente affidati alla sua azione e alla sua potenza. Gesù stesso oggi ci invita a farlo, con un abbandono fiducioso che non lascia spazio a preoccupazioni di nessun genere. "Non preoccupatevi di che cosa dire" perchè una vita vissuta nello Spirito e con lo Spirito Santo è come un libro scritto dalla mano di Dio che si è servito di noi come fa uno scrittore con la propria penna. Lasciamoci guidare, ispirare in ogni nostra azione e riscoprire, anche in un gesto consueto, c'è una trama nascosta che ci affascina e che delinea, pian piano, il disegno di Dio: la nostra vita
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».
Bestemmiare lo Spirito Santo, rinnegarlo equivale a disconoscere Cristo come il Dio Vivo e in mezzo a noi. Non c'è altro metodo per testimoniarlo se non quello che ci vede totalmente affidati alla sua azione e alla sua potenza. Gesù stesso oggi ci invita a farlo, con un abbandono fiducioso che non lascia spazio a preoccupazioni di nessun genere. "Non preoccupatevi di che cosa dire" perchè una vita vissuta nello Spirito e con lo Spirito Santo è come un libro scritto dalla mano di Dio che si è servito di noi come fa uno scrittore con la propria penna. Lasciamoci guidare, ispirare in ogni nostra azione e riscoprire, anche in un gesto consueto, c'è una trama nascosta che ci affascina e che delinea, pian piano, il disegno di Dio: la nostra vita
mercoledì 13 ottobre 2010
Guai a voi, farisei; guai a voi dottori della legge
Luca 11,42-46
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
Non basta essere presenti, partecipare, ripetere, adoperarsi, apparire, saper parlare bene e battersi il petto con chissà quali espressioni di circostanza, l'essenziale è non lasciare da parte la "giustizia e l'amore di Dio". Se alla partecipazione non affianchiamo " l'essere " difficilmente saremo credibili agli occhi dei fratelli e ben accetti a quelli di Dio; ma da che mondo è mondo siamo sempre pronti a predicare ciò che poi non siamo pronti a fare. Con la bocca siamo tutti buoni cristiani, con le parole poi grandissimi conoscitori di Dio ma la vera conoscenza è quella che si ha con l'esperienza di Dio, con l'abbracciare ogni giorno la sua Croce e adempiere alla volontà, alla missione assegnataci. Personalmente preferisco chi tace ma vive Cristo piuttosto che chi lo grida e poi lo rinnega con i fatti, perchè così vorrei essere anche io, non più sepolcri anonimi ma custodie e tabernacoli, lucerne poste si in vista ma per annunziare la Parola di Dio e non la nostra. Chi ha Dio nel cuore vive la legge di Dio come mezzo e non come fine... il fine ultimo è sempre l'Amore che trova spesso la sua fine nella legge... liberiamoci da fardelli pesanti e inutili e abbracciamo il suo giogo, leggero e dolce per correre senza ostacoli o pesi insopportabili "tutto posso in Colui che mi da forza".
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
Non basta essere presenti, partecipare, ripetere, adoperarsi, apparire, saper parlare bene e battersi il petto con chissà quali espressioni di circostanza, l'essenziale è non lasciare da parte la "giustizia e l'amore di Dio". Se alla partecipazione non affianchiamo " l'essere " difficilmente saremo credibili agli occhi dei fratelli e ben accetti a quelli di Dio; ma da che mondo è mondo siamo sempre pronti a predicare ciò che poi non siamo pronti a fare. Con la bocca siamo tutti buoni cristiani, con le parole poi grandissimi conoscitori di Dio ma la vera conoscenza è quella che si ha con l'esperienza di Dio, con l'abbracciare ogni giorno la sua Croce e adempiere alla volontà, alla missione assegnataci. Personalmente preferisco chi tace ma vive Cristo piuttosto che chi lo grida e poi lo rinnega con i fatti, perchè così vorrei essere anche io, non più sepolcri anonimi ma custodie e tabernacoli, lucerne poste si in vista ma per annunziare la Parola di Dio e non la nostra. Chi ha Dio nel cuore vive la legge di Dio come mezzo e non come fine... il fine ultimo è sempre l'Amore che trova spesso la sua fine nella legge... liberiamoci da fardelli pesanti e inutili e abbracciamo il suo giogo, leggero e dolce per correre senza ostacoli o pesi insopportabili "tutto posso in Colui che mi da forza".
martedì 28 settembre 2010
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme
Luca 9,51-56
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino; proprio la fermezza è quella che manca a noi, la coerenza di continuare i nostri passi verso Gerusalemme senza desistere mai nè rallentare. I Samaritani del villaggio un pò rappresentano le nostre paure, e tutte le esitazioni che molto spesso non ci permettono di incontrare Dio. Eppure chissà quanti messaggeri incrociano il nostro cammino! E non parlo solo di angeli con ali e aureole ma anche uomini, peccatori come noi, anche nemici se vogliamo, ma tutti in grado di farci scendere ed entrare nel profondo della nostra coscienza, del nostro cuore sia con la gioia sia con la sofferenza, sempre comunque mezzi per riuscire a comprendere ciò che siamo: bisognosi di raggiungere Gerusalemme, di morire a noi stessi per poi risorgere con Cristo. Anche dal male che riceviamo si può ricavare del bene per la nostra anima; i discepoli volevano far scendere un fuoco e consumare chi non li aveva ricevuti ma Gesù ha un modo diverso di "vendicare", lui perdona, lui ama...
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino; proprio la fermezza è quella che manca a noi, la coerenza di continuare i nostri passi verso Gerusalemme senza desistere mai nè rallentare. I Samaritani del villaggio un pò rappresentano le nostre paure, e tutte le esitazioni che molto spesso non ci permettono di incontrare Dio. Eppure chissà quanti messaggeri incrociano il nostro cammino! E non parlo solo di angeli con ali e aureole ma anche uomini, peccatori come noi, anche nemici se vogliamo, ma tutti in grado di farci scendere ed entrare nel profondo della nostra coscienza, del nostro cuore sia con la gioia sia con la sofferenza, sempre comunque mezzi per riuscire a comprendere ciò che siamo: bisognosi di raggiungere Gerusalemme, di morire a noi stessi per poi risorgere con Cristo. Anche dal male che riceviamo si può ricavare del bene per la nostra anima; i discepoli volevano far scendere un fuoco e consumare chi non li aveva ricevuti ma Gesù ha un modo diverso di "vendicare", lui perdona, lui ama...
sabato 18 settembre 2010
Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza.
Luca 8,4-15
In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.
Se consideriamo tutta la Parola di Dio un’unica parabola e se seguiamo la logica stessa delle parabole “affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano” è possibile avvicinarsi al motivo per il quale non produce lo stesso effetto per tutti gli ascoltatori, come tanti sono i terreni e le condizioni così tanti sono i cuori. Oggi è san Giuseppe da Copertino, questo frate nelle sue “Massime” scriveva: " La grazia di Dio è come il sole, che splendendo sugli alberi e le loro foglie, li adorna ma non li contamina, li lascia nel loro essere, senza minimamente alterarli, li perfeziona”, la Parola di Dio è questa grazia descritta che come il sole o, come dice Isaia, “come pioggia e neve che scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata.” La Parola di Dio è il fondamento di tutto, è il Verbo che si è fatto Carne per portare nel cuore di tutti il senso vero della grande parabola, la nostra salvezza. Gesù piega la parabola del seminatore e allo stesso modo con la sua venuta al mondo svela il mistero delle Scritture per indurre tutti alla comprensione, non ci sono limitazioni o un numero chiuso di predestinati in quanto tutti siamo stati chiamati all’ascolto «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!» Alla luce di tutto ciò non possono esserci ancora cuori duri, ciechi e sordi, perché non c’è ostacolo che tenga dinanzi all’Amore di Gesù Cristo, neppure la nostra debolezza e la temuta incapacità possono impedire il nostro cammino, anzi, siano esse ad accompagnarci per ricordare che è al cielo che bisogna volgere lo sguardo, da dove proviene ogni nostro Bene.
giovedì 2 settembre 2010
Lasciarono tutto e lo seguirono.
Luca 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Le parole dettate dallo stupore di Pietro sono le nostre stesse parole che pronunciamo tutte le volte che sentiamo vicino Gesù. Sono tanti gli episodi descritti nei vangeli che vedono Gesù intrattenersi con peccatori, pubblicani, prostitute proprio perchè è nel peccato, nella nostra debolezza, nella caduta che occorre guardare bene per riuscire ad accettarlo e riconoscerlo. Sentirsi poco adatti, non meritevoli, non ci aiuta ma anzi accresce il nostro peccato nel senso che, vinti da esso, non riusciamo a vedere nessuna altra condizione di quella che ci vede peccatori. C'è, invece, un'altra realtà, c'è qualcosa di davvero grande in programma per ciascuno di noi e basta solo volerlo! E' già iniziata l'opera di redenzione, Gesù è salito sulla croce per noi e aspetta che anche noi "scostati un poco da terra" abbandoniamo tutte le nostre certezze per prendere il largo e quindi una navigazione sicura verso un porto sicuro... e divenire così "pescatori di uomini" testimoni della Luce. Lasciamoci amare ricordandoci che "Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia" (Rom 5, 20)
domenica 25 luglio 2010
Chiedete e vi sarà dato
Luca 11,1-13
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
"Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!" Grande è la speranza che traspare da questa affermazione, perchè se riusciamo a cavare un briciolo di bontà dal nostro cuore "cattivo" è immensa la misericordia che ci attende se capaci di chiederla. Per chiedere occorre bussare e attendere che ci venga aperto ma l'attesa non è mai vana sapendo a priori che per tutti è stata aperta la porta della salvezza; ci è anche stata indicata la via, una strada fatta di preghiera, di continua conversione allo scopo di uniformare la nostra esistenza terrena a quella di Cristo "il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti". Pensando a Cristo e alla sua preghiera pensiamo alla nostra di preghiera, superficiale, forse mai adatta, e chiedergli "insegnaci a pregare" è come ammettere di essere bisognosi della preghiera stessa nella piena consapevolezza che giova per primi a noi, alla nostra anima e al nostro cammino. Gesù ci ha lasciato la preghiera per eccellenza poi "tradotta" nel "Padre Nostro" ma di certo non si è limitato a donarci queste poche righe ma ha trasferito in queste stesse righe tutta la sua esperienza di vita, tutta la sua vita, la sua lode al Padre, il suo rendimento di grazie, affinchè, anche noi, nel suo esempio, possiamo "rielaborare", ora nella nostra vita, il suo esempio. E' così la vita diviene preghiera perenne, il "Padre Nostro" recitato ad ogni ora della giornata, "sia santificato il tuo nome" in ogni nostro gesto, per poter "rimettere i debiti ai nostri debitori" e lontani dalla tentazione correre spediti verso "il tuo Regno" vissuto già in questa vita per contemplarlo senza fine nel giorno in cui saremo con te "Padre nostro che sei nei Cieli"
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
"Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!" Grande è la speranza che traspare da questa affermazione, perchè se riusciamo a cavare un briciolo di bontà dal nostro cuore "cattivo" è immensa la misericordia che ci attende se capaci di chiederla. Per chiedere occorre bussare e attendere che ci venga aperto ma l'attesa non è mai vana sapendo a priori che per tutti è stata aperta la porta della salvezza; ci è anche stata indicata la via, una strada fatta di preghiera, di continua conversione allo scopo di uniformare la nostra esistenza terrena a quella di Cristo "il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti". Pensando a Cristo e alla sua preghiera pensiamo alla nostra di preghiera, superficiale, forse mai adatta, e chiedergli "insegnaci a pregare" è come ammettere di essere bisognosi della preghiera stessa nella piena consapevolezza che giova per primi a noi, alla nostra anima e al nostro cammino. Gesù ci ha lasciato la preghiera per eccellenza poi "tradotta" nel "Padre Nostro" ma di certo non si è limitato a donarci queste poche righe ma ha trasferito in queste stesse righe tutta la sua esperienza di vita, tutta la sua vita, la sua lode al Padre, il suo rendimento di grazie, affinchè, anche noi, nel suo esempio, possiamo "rielaborare", ora nella nostra vita, il suo esempio. E' così la vita diviene preghiera perenne, il "Padre Nostro" recitato ad ogni ora della giornata, "sia santificato il tuo nome" in ogni nostro gesto, per poter "rimettere i debiti ai nostri debitori" e lontani dalla tentazione correre spediti verso "il tuo Regno" vissuto già in questa vita per contemplarlo senza fine nel giorno in cui saremo con te "Padre nostro che sei nei Cieli"
giovedì 22 luglio 2010
Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose
Giovanni 20,1-2.11-18
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
“Chi persevererà fino alla fine sarà salvato” Maria Maddalena ha perseverato fino alla fine perché ha conosciuto fino in fondo in Maestro. Ella rimane, piangendo, presso il sepolcro e il desiderio di ritrovare il Cristo cresce man mano che cresce il dolore di non trovarlo nel luogo dove era stato deposto. Gesù, dopo la resurrezione, ha abbattuto le barriere del luogo perché ha glorificato il corpo rendendolo, ora, privo di limiti, pronto per essere asceso al Padre. Cercare Gesù nel nostro cuore equivale a trovarlo dove lui effettivamente è perché non ci sono luoghi adatti a contenerlo ma solo dimensioni capaci di custodirlo; e il nostro cuore è l’unica dimensione dove è possibile dare vita a questa esperienza. Occorre perseverare nella ricerca, con la consapevolezza che è per nome che chiama ciascuno di noi, nell’intimo ci ha scelti e nell’intimo ci ha guariti perché la perseveranza sia senza filtri alcuni ma pura e dritta come quella che ha condotto la ricerca di Maria Maddalena a buon fine: Gesù è nel nostro cuore, custodiamolo ma non tratteniamolo dentro, la sua Parola va annunciata e condivisa “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
“Chi persevererà fino alla fine sarà salvato” Maria Maddalena ha perseverato fino alla fine perché ha conosciuto fino in fondo in Maestro. Ella rimane, piangendo, presso il sepolcro e il desiderio di ritrovare il Cristo cresce man mano che cresce il dolore di non trovarlo nel luogo dove era stato deposto. Gesù, dopo la resurrezione, ha abbattuto le barriere del luogo perché ha glorificato il corpo rendendolo, ora, privo di limiti, pronto per essere asceso al Padre. Cercare Gesù nel nostro cuore equivale a trovarlo dove lui effettivamente è perché non ci sono luoghi adatti a contenerlo ma solo dimensioni capaci di custodirlo; e il nostro cuore è l’unica dimensione dove è possibile dare vita a questa esperienza. Occorre perseverare nella ricerca, con la consapevolezza che è per nome che chiama ciascuno di noi, nell’intimo ci ha scelti e nell’intimo ci ha guariti perché la perseveranza sia senza filtri alcuni ma pura e dritta come quella che ha condotto la ricerca di Maria Maddalena a buon fine: Gesù è nel nostro cuore, custodiamolo ma non tratteniamolo dentro, la sua Parola va annunciata e condivisa “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”
mercoledì 21 luglio 2010
Una parte del seme cadde sul terreno buono e diede frutto
Matteo 13,1-9
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
“La predicazione della Parola di Dio è necessaria alla vita spirituale, come la semina al sostentamento della vita corporale (…) la parola di Dio è come un tesoro di tutti i beni” (Lorenzo da Brindisi). Paragonare la vita spirituale a quella corporale è d'aiuto per la comprensione dell'importanza che si deve dare al suo sostentamento. Anche se viviamo in un'epoca che tende sempre più a sminuire, o meglio a disconoscere, tutto ciò che non è tangibile, sappiamo bene che al di là di un corpo c'è qualcosa di più grande che tende, al contrario del corpo, a crescere, a migliorare, ad essere sempre più elevato, sfidando il tempo. Santa Teresa d'Avila paragona la nostra anima ad un giardino che va irrigato, illustrando come, coi vari metodi di irrigazione, è possibile progredire fino a portare fertilità ad una terra arida e secca; l’acqua è la grazia di Dio alla quale si accede con vera fede e con un cuore disponibile all'ascolto e alla comprensione della Parola che costituisce quel seme gettato dal seminatore. Il seme è per tutti, infatti parte cade per strada, parte su terreno sassoso, parte tra i rovi, e non certo per inesperienza del seminatore ma al contrario perchè "Egli fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" perchè tutti siamo chiamati a bonificare il nostro giardino fino a renderlo terreno buono e che dà frutto. Questa disponibilità ci darà "il cento, il sessanta, il trenta per uno" perchè al Padre basta poco purché sia dato come un "tutto" cioè con totale affidamento senza mai volgere lo sguardo indietro ma con mano salda sull'aratro continuare il duro lavoro di estirpare i rovi del peccato, eliminare i sassi dell'incomprensione, cacciare via gli uccelli che ogni giorno tentano di toglierci quel seme sicuri del fatto che ogni fatica sarà ricompensata con frutti di conversione. “Chi ha orecchi, ascolti” e chi ha un cuore lo apra senza paura alcuna per custodire dentro il seme della vita eterna.
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
“La predicazione della Parola di Dio è necessaria alla vita spirituale, come la semina al sostentamento della vita corporale (…) la parola di Dio è come un tesoro di tutti i beni” (Lorenzo da Brindisi). Paragonare la vita spirituale a quella corporale è d'aiuto per la comprensione dell'importanza che si deve dare al suo sostentamento. Anche se viviamo in un'epoca che tende sempre più a sminuire, o meglio a disconoscere, tutto ciò che non è tangibile, sappiamo bene che al di là di un corpo c'è qualcosa di più grande che tende, al contrario del corpo, a crescere, a migliorare, ad essere sempre più elevato, sfidando il tempo. Santa Teresa d'Avila paragona la nostra anima ad un giardino che va irrigato, illustrando come, coi vari metodi di irrigazione, è possibile progredire fino a portare fertilità ad una terra arida e secca; l’acqua è la grazia di Dio alla quale si accede con vera fede e con un cuore disponibile all'ascolto e alla comprensione della Parola che costituisce quel seme gettato dal seminatore. Il seme è per tutti, infatti parte cade per strada, parte su terreno sassoso, parte tra i rovi, e non certo per inesperienza del seminatore ma al contrario perchè "Egli fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" perchè tutti siamo chiamati a bonificare il nostro giardino fino a renderlo terreno buono e che dà frutto. Questa disponibilità ci darà "il cento, il sessanta, il trenta per uno" perchè al Padre basta poco purché sia dato come un "tutto" cioè con totale affidamento senza mai volgere lo sguardo indietro ma con mano salda sull'aratro continuare il duro lavoro di estirpare i rovi del peccato, eliminare i sassi dell'incomprensione, cacciare via gli uccelli che ogni giorno tentano di toglierci quel seme sicuri del fatto che ogni fatica sarà ricompensata con frutti di conversione. “Chi ha orecchi, ascolti” e chi ha un cuore lo apra senza paura alcuna per custodire dentro il seme della vita eterna.
martedì 13 luglio 2010
Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.
Matteo 11,20-24
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
Cosa mai può celarsi dietro un prodigio, un segno, un intervanto forte di Dio nella nostra storia? Di certo non ha lo scopo di assecondare la nostra bramosia di miracoli ma al contrario Dio interviene per elevarci ad uno stadio superiore del cammino verso l'incontro con Lui. La nostra sordità, però è un grande ostacolo, e come Cristo rimprovera le città nelle quali erano avvenuti i suoi prodigi così oggi estende a ciascuno di noi questo rimprovero per scuoterci e svegliarci, mai per punirci. Chi vede dietro queste parole un accenno di minaccia sbaglia solo a pensare ciò, e se si ha una concezione errata di Dio stesso come possiamo pretendere di coglierne i segni e convertirli in bene per noi? Il grande segno la Croce ancora oggi ci scandalizza perchè ancora oggi non riusciamo a cogliere l'immenso amore che c'è dietro una sofferenza a tratti ingiusta e inspiegabile; lo testimonia il rapporto che abbiamo con il dolore e con la sofferenza, trattati come spauracchi, come situazioni da tener lontane e spesso da evitare. La conversione vera passa anche attraverso questi prodigi! I miracoli non sono solo quelli che apportano una guarigione, ma dietro una prova, una sofferenza c'è la massima concentrazione d'Amore divino, la volontà di Colui che ci mette alla prova, che testa la nostra fede per donarci poi qualcosa di infinito e immenso: da subito la consapevolezza dell'essere Nulla "vestiti di sacco e cosparsi di cenere" in futuro la speranza che è certezza dell'essere uniti al Tutto "Eredi di Dio coeredi di Cristo".
lunedì 12 luglio 2010
Sono venuto a portare non pace, ma spada
Matteo 10,34-11,1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Parole dure, oggi, quasi incomprensibili e difficili da accettare. Se prendiamo in considerazione gli elementi che ci renderebbero “degni” di Cristo scopriamo che in fondo non ne possediamo nemmeno uno! Sembra quasi che voglia allontanarci e separarci da ogni nostro affetto, dalla famiglia stessa, dalla nostra stessa vita ma se continuiamo a leggere ci accorgiamo che oltre la “spada”, che si divide, c’è un progetto grande d’amore che si può riassumere con le parole di S. Benedetto “non anteporre nulla all’Amore di Cristo. Non ci può essere nessun tipo d’amore se prima non riusciamo a scoprire la presenza di Cristo in ogni nostro legame, in ogni nostro amore, e non ci può essere pace diversa dalla Pace che solo Cristo può donarci con la”ricompensa” promessa a chi è in grado di accogliere; e per saper accogliere un profeta, un giusto, un discepolo è essenziale conoscere chi li ha mandati, chi li ha costituiti. È essenziale, quindi, il colpo di “spada”, salutare la divisione che porterà senza dubbio alcuno un cambiamento in termini di crescita perché un salto di qualità lo si può compiere solo se si abbandona ciò che si era. Affidiamoci senza esitare anche quando tutto sembra non avere un senso, i nostri occhi sono incapaci di vedere oltre ma tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Se amiamo Dio e siamo mossi da questo amore dobbiamo esser pronti a seguirlo anche per vie oscure e apparentemente senza uscita, la ricompensa ci sarà, Dio mantiene le promesse, e giunti a destinazione sarà meraviglioso comprendere il vero significato di Amare, attraverso l’Amore di Dio riscoprirlo nel sorriso di un fratello, nel pianto di un amico, nel bisogno di un nemico in chiunque chiede un po’ di comprensione e di affetto. Non anteponiamo nulla all’Amore di Cristo per riuscire ad amare tutto in Cristo.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Parole dure, oggi, quasi incomprensibili e difficili da accettare. Se prendiamo in considerazione gli elementi che ci renderebbero “degni” di Cristo scopriamo che in fondo non ne possediamo nemmeno uno! Sembra quasi che voglia allontanarci e separarci da ogni nostro affetto, dalla famiglia stessa, dalla nostra stessa vita ma se continuiamo a leggere ci accorgiamo che oltre la “spada”, che si divide, c’è un progetto grande d’amore che si può riassumere con le parole di S. Benedetto “non anteporre nulla all’Amore di Cristo. Non ci può essere nessun tipo d’amore se prima non riusciamo a scoprire la presenza di Cristo in ogni nostro legame, in ogni nostro amore, e non ci può essere pace diversa dalla Pace che solo Cristo può donarci con la”ricompensa” promessa a chi è in grado di accogliere; e per saper accogliere un profeta, un giusto, un discepolo è essenziale conoscere chi li ha mandati, chi li ha costituiti. È essenziale, quindi, il colpo di “spada”, salutare la divisione che porterà senza dubbio alcuno un cambiamento in termini di crescita perché un salto di qualità lo si può compiere solo se si abbandona ciò che si era. Affidiamoci senza esitare anche quando tutto sembra non avere un senso, i nostri occhi sono incapaci di vedere oltre ma tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Se amiamo Dio e siamo mossi da questo amore dobbiamo esser pronti a seguirlo anche per vie oscure e apparentemente senza uscita, la ricompensa ci sarà, Dio mantiene le promesse, e giunti a destinazione sarà meraviglioso comprendere il vero significato di Amare, attraverso l’Amore di Dio riscoprirlo nel sorriso di un fratello, nel pianto di un amico, nel bisogno di un nemico in chiunque chiede un po’ di comprensione e di affetto. Non anteponiamo nulla all’Amore di Cristo per riuscire ad amare tutto in Cristo.
venerdì 9 luglio 2010
Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro
Matteo 10,16-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».
"Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato" Ora più che mai siamo chiamati a perseverare nella fede e nella speranza che si traduce, poi, in fiducia totale. L'astuzia dei serpenti e la semplicità delle colombe trovano il punto d'incontro proprio in questa perseveranza, perchè in Cristo abbiamo la certezza di essere "vincitori" dinanzi ad ogni prova, ogni ostacolo rimanendo umili in quanto non da noi proviene tale forza... siamo solo pecore, mandate in mezzo ai lupi, mai però abbandonate ma guidate dal Pastore per eccellenza Colui che verrà prima ancora di finire "di percorrere la città di Israele" e sarà presente in noi, prenderà la nostra difesa facendo sua ogni nostra parola.
domenica 27 giugno 2010
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.
Luca 9,51-62 -
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Parole dure oggi ascoltiamo dalla bocca del Maestro ma pronunciate con grande amore e con la sincera convinzione che non di durezza si tratta ma di puro insegnamento. Dal nostro modo di vedere e concepire la situazione del "seguire Cristo" tutto ciò può apparire insensato, contro ogni logica naturale "lascia che i morti seppelliscano i propri morti" o "Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio" ma se riflettiamo attentamente è facile comprendere il messaggio d'amore che si cela dietro queste aspre parole. Cristo è il Dio della vita e aderire alla sua esperienza, esserne discepoli, non può certamente accavallarsi con pratiche prettamente della carne; ha la priorità sulla morte, su ogni nostro altro idolo perchè ha la priorità sulla nostra stessa vita essendo lui la vita. Penso a quanti rifiutano di avvicinarsi a questa strada perchè convinti di dover rinunciare a chissà quali tesori, a quanti continuano a vivere convinti di possedere tutto, e non si accorgono, invece, del Vero Tesoro. Dio è libertà perchè ci mette a disposizioni delle solide ali grazie alle quali è possibile staccarsi da ogni certezza ed iniziare a librarsi in un'apparente incertezza, " il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo" guidati dal vento e sorretti dal suo Spirito, che diventa poi realtà certa man mano che si iniziano ad assaporare i frutti di questa libertà. Una volta messa la mano sull'aratro, quindi, sarà impossibile voltarsi indietro perchè basta un piccolissimo assaggio della divina dolcezza "il Regno" per capire che al mondo nessun altra cosa potrà mai eguagliarla. Spesse volte, però, capita di volgere lo sguardo su ciò che eravamo, si inciampa e si cade, ma basta rialzarsi e proseguire per esser certi di giungere a destinazione; il peccato non può farci desistere, se si ha forza di continuare non saremo mai sue vittime. Abbiamo una grande arma a disposizione per sconfiggerlo, tutte le volte che siamo feriti ripensiamo alla nostra grande Priorità, che non sia nessun altra persona, nessun altro amore, nessun altro interesse diverso da Cristo, dall'amarlo e glorificarlo. Prendiamo la "ferma decisione di metterci in cammino verso Gerusalemme" verso la volontà del Padre, sull'esempio del Figlio, sicuri di giungere a destinazione, dove tutte le sofferenze e le prove sopportate saranno convertite in gioia e gloria.
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Parole dure oggi ascoltiamo dalla bocca del Maestro ma pronunciate con grande amore e con la sincera convinzione che non di durezza si tratta ma di puro insegnamento. Dal nostro modo di vedere e concepire la situazione del "seguire Cristo" tutto ciò può apparire insensato, contro ogni logica naturale "lascia che i morti seppelliscano i propri morti" o "Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio" ma se riflettiamo attentamente è facile comprendere il messaggio d'amore che si cela dietro queste aspre parole. Cristo è il Dio della vita e aderire alla sua esperienza, esserne discepoli, non può certamente accavallarsi con pratiche prettamente della carne; ha la priorità sulla morte, su ogni nostro altro idolo perchè ha la priorità sulla nostra stessa vita essendo lui la vita. Penso a quanti rifiutano di avvicinarsi a questa strada perchè convinti di dover rinunciare a chissà quali tesori, a quanti continuano a vivere convinti di possedere tutto, e non si accorgono, invece, del Vero Tesoro. Dio è libertà perchè ci mette a disposizioni delle solide ali grazie alle quali è possibile staccarsi da ogni certezza ed iniziare a librarsi in un'apparente incertezza, " il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo" guidati dal vento e sorretti dal suo Spirito, che diventa poi realtà certa man mano che si iniziano ad assaporare i frutti di questa libertà. Una volta messa la mano sull'aratro, quindi, sarà impossibile voltarsi indietro perchè basta un piccolissimo assaggio della divina dolcezza "il Regno" per capire che al mondo nessun altra cosa potrà mai eguagliarla. Spesse volte, però, capita di volgere lo sguardo su ciò che eravamo, si inciampa e si cade, ma basta rialzarsi e proseguire per esser certi di giungere a destinazione; il peccato non può farci desistere, se si ha forza di continuare non saremo mai sue vittime. Abbiamo una grande arma a disposizione per sconfiggerlo, tutte le volte che siamo feriti ripensiamo alla nostra grande Priorità, che non sia nessun altra persona, nessun altro amore, nessun altro interesse diverso da Cristo, dall'amarlo e glorificarlo. Prendiamo la "ferma decisione di metterci in cammino verso Gerusalemme" verso la volontà del Padre, sull'esempio del Figlio, sicuri di giungere a destinazione, dove tutte le sofferenze e le prove sopportate saranno convertite in gioia e gloria.
mercoledì 23 giugno 2010
Guardatevi dai falsi profeti...e dai falsi amici: dai loro frutti li riconoscerete.
Mt 7,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
"Dai loro frutti dunque li riconoscerete" nessuno mai sarà mai in grado di donarci ciò che non possiede e se nel cuore si custodisce il falso anche le opere saranno figlie di questa falsità perchè un albero cattivo non potrà mai produrre frutti buoni. Per fortuna, però, esistono anche gli alberi buoni, i veri amici che produrranno buoni frutti al di là di ogni circostanza, di ogni pressione esterna perchè nessuno e niente potrà intaccare la loro purezza di cuore. Se consideriamo poi che "la purezza che è in Cristo e quella che è nei nostri cuori è la stessa" perchè dunque dovrebbero alberi cattivi? Non sono alberi voluti ma alberi che hanno voluto separarsi, hanno preferito vivere ed attecchire seguendo altre vie ma che però cercano di camuffarsi ed utilizzare una parvenza simile agli alberi buoni per riuscire nel loro intento. Spesso ci riescono “vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”, le foglie possono trarci in inganno, è prudente, infatti, non limitarsi mai ad osservare le foglie, ad ascoltare le parole, ma attendere che i frutti siano maturi, e cercare tra le foglie come fece Gesù con il fico, poi seccato! "Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco" il fico maledetto da Gesù infatti seccò fino alle radici perchè non ebbe fede in Dio e non rispose all'invito di produrre frutti secondo la volontà di Dio. Così sarà di chi si allontana, di chi converte il cuore alla malvagità distaccandosi sempre più dall'Albero della vita. "Chi rimane in me fa molto frutto" e chi rimane in Cristo sa già quale frutti produrrà, e saremo riconosciuti perchè saremo testimoni veri, profeti di Cristo e veri amici e fratelli portando nel cuore la purezza che "promana da lui e scorre in noi, trascinando con sé per la via la bellezza ed onestà dei pensieri, in modo che appaia una certa coerenza fra l'uomo interiore e quello esteriore,dal momento... che i pensieri e i sentimenti che provengono da Cristo, guidano la vita nell'ordine e nella santità."
(Dal trattato «L'amicizia spirituale» del beato Aelredo, abate)
La vera, perfetta, salda ed eterna amicizia, è quella che l'invidia non intacca, il sospetto non sminuisce, l'ambizione non riesce a rompere. Messa alla prova non vacillò, bersagliata non cadde, battuta in breccia da tanti insulti rimase inflessibile, provocata da tante ingiurie restò incrollabile. «Va', dunque, e fa' anche tu lo stesso» (Lc 10,37).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
"Dai loro frutti dunque li riconoscerete" nessuno mai sarà mai in grado di donarci ciò che non possiede e se nel cuore si custodisce il falso anche le opere saranno figlie di questa falsità perchè un albero cattivo non potrà mai produrre frutti buoni. Per fortuna, però, esistono anche gli alberi buoni, i veri amici che produrranno buoni frutti al di là di ogni circostanza, di ogni pressione esterna perchè nessuno e niente potrà intaccare la loro purezza di cuore. Se consideriamo poi che "la purezza che è in Cristo e quella che è nei nostri cuori è la stessa" perchè dunque dovrebbero alberi cattivi? Non sono alberi voluti ma alberi che hanno voluto separarsi, hanno preferito vivere ed attecchire seguendo altre vie ma che però cercano di camuffarsi ed utilizzare una parvenza simile agli alberi buoni per riuscire nel loro intento. Spesso ci riescono “vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”, le foglie possono trarci in inganno, è prudente, infatti, non limitarsi mai ad osservare le foglie, ad ascoltare le parole, ma attendere che i frutti siano maturi, e cercare tra le foglie come fece Gesù con il fico, poi seccato! "Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco" il fico maledetto da Gesù infatti seccò fino alle radici perchè non ebbe fede in Dio e non rispose all'invito di produrre frutti secondo la volontà di Dio. Così sarà di chi si allontana, di chi converte il cuore alla malvagità distaccandosi sempre più dall'Albero della vita. "Chi rimane in me fa molto frutto" e chi rimane in Cristo sa già quale frutti produrrà, e saremo riconosciuti perchè saremo testimoni veri, profeti di Cristo e veri amici e fratelli portando nel cuore la purezza che "promana da lui e scorre in noi, trascinando con sé per la via la bellezza ed onestà dei pensieri, in modo che appaia una certa coerenza fra l'uomo interiore e quello esteriore,dal momento... che i pensieri e i sentimenti che provengono da Cristo, guidano la vita nell'ordine e nella santità."
(Dal trattato «L'amicizia spirituale» del beato Aelredo, abate)
La vera, perfetta, salda ed eterna amicizia, è quella che l'invidia non intacca, il sospetto non sminuisce, l'ambizione non riesce a rompere. Messa alla prova non vacillò, bersagliata non cadde, battuta in breccia da tanti insulti rimase inflessibile, provocata da tante ingiurie restò incrollabile. «Va', dunque, e fa' anche tu lo stesso» (Lc 10,37).
giovedì 17 giugno 2010
Voi dunque pregate così.
Matteo 6,7-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
“A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi” infatti “il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate”. Non saremo ascoltati a forza di parole ma grazie alla voce del nostro cuore che grida silenzioso l’amore per il Padre. Quando sprechiamo parole raramente siamo concentrati con il cuore perché esso non ha bisogno di emettere suoni quanto di pulsare semplicemente in sintonia con Dio. Questa sintonia non è difficile da trovare e acquisire, Cristo stesso ci mostra la via per raggiungerla e a quanti mostrano difficoltà nel comprendere e nel riuscire a concepire la stessa vita di Cristo come esempio da seguire, come preghiera da imitare, Lui stesso lascia la Preghiera per eccellenza che, se meditata, riassume la grande esperienza di Cristo Figlio, Fratello e Salvatore.
Padre nostro: riconoscerlo come padre comporta l’essere figli, suoi eredi, chiamati un giorno a prendere possesso dei suoi beni e quindi renderlo partecipe, ora, dei nostri beni con una costante lode di ringraziamento per tutto ciò che ci offre;
Sia santificato il tuo nome e venga il tuo regno: non si può vivere senza esserne testimoni, senza che quindi il Suo nome venga santificato in ogni nostra opera e realizzare, già in terra, quel regno che ha preparato per noi; un regno dove non ci sarà guerra alcuna ne differenza di nessun genere;
Sia fatta la tua volontà: anche quando il calice è “amaro” da bere aiutaci a comprendere ciò che vuoi realmente da noi, perché non più sordi possiamo finalmente operare ciò che piace a te e non ciò che piace alla nostra misera natura;
Dacci oggi il nostro pane quotidiano: quel pane senza il quale si spezza quel filo che ci lega, quel pane che ci dona la libertà intesa come perdono dei peccati e come conoscenza della verità che proviene da te;
Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori: la tua misericordia sia la nostra misericordia, il perdono ci spinga a guardare con sincerità la nostra condizione per scoprirci più peccatori di ogni singolo fratello che puntualmente condanniamo;
Non abbandonarci alla tentazione: perché dietro ogni prova c’è sempre una tua buona intenzione, tu che non ci tenti mai al di sopra delle nostre forze, con la prova ci dai la certezza di superarla perché sei venuto per Liberarci da ogni male.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
“A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi” infatti “il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate”. Non saremo ascoltati a forza di parole ma grazie alla voce del nostro cuore che grida silenzioso l’amore per il Padre. Quando sprechiamo parole raramente siamo concentrati con il cuore perché esso non ha bisogno di emettere suoni quanto di pulsare semplicemente in sintonia con Dio. Questa sintonia non è difficile da trovare e acquisire, Cristo stesso ci mostra la via per raggiungerla e a quanti mostrano difficoltà nel comprendere e nel riuscire a concepire la stessa vita di Cristo come esempio da seguire, come preghiera da imitare, Lui stesso lascia la Preghiera per eccellenza che, se meditata, riassume la grande esperienza di Cristo Figlio, Fratello e Salvatore.
Padre nostro: riconoscerlo come padre comporta l’essere figli, suoi eredi, chiamati un giorno a prendere possesso dei suoi beni e quindi renderlo partecipe, ora, dei nostri beni con una costante lode di ringraziamento per tutto ciò che ci offre;
Sia santificato il tuo nome e venga il tuo regno: non si può vivere senza esserne testimoni, senza che quindi il Suo nome venga santificato in ogni nostra opera e realizzare, già in terra, quel regno che ha preparato per noi; un regno dove non ci sarà guerra alcuna ne differenza di nessun genere;
Sia fatta la tua volontà: anche quando il calice è “amaro” da bere aiutaci a comprendere ciò che vuoi realmente da noi, perché non più sordi possiamo finalmente operare ciò che piace a te e non ciò che piace alla nostra misera natura;
Dacci oggi il nostro pane quotidiano: quel pane senza il quale si spezza quel filo che ci lega, quel pane che ci dona la libertà intesa come perdono dei peccati e come conoscenza della verità che proviene da te;
Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori: la tua misericordia sia la nostra misericordia, il perdono ci spinga a guardare con sincerità la nostra condizione per scoprirci più peccatori di ogni singolo fratello che puntualmente condanniamo;
Non abbandonarci alla tentazione: perché dietro ogni prova c’è sempre una tua buona intenzione, tu che non ci tenti mai al di sopra delle nostre forze, con la prova ci dai la certezza di superarla perché sei venuto per Liberarci da ogni male.
martedì 15 giugno 2010
Amate i vostri nemici
Matteo 5,43-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Dinanzi ad un nemico o ad un persecutore raramente il sorriso invade in nostro viso ma al contrario iniziamo ad imprecare e mormorare “se il Signore è con me perché mi è capitato tutto questo?” . Quando mi trovo davanti una persona pronta a farmi del male mi viene da pensare parecchio perchè vorrei capire l'origine di quel male e magari evitare che tanto odio venga fuori. L'uomo non è stato creato per occuparsi del male ma per elargire bene senza misura ed amare quindi la prima vittima del male stesso non è chi lo riceve ma chi lo fa. E' facile quindi comprendere il perchè sia capitato tutto questo e specialmente a chi crede di avere il Signore "vicino"; un cristiano deve essere pronto a spendersi totalmente per il bene senza guardare in faccia chi lo riceve ma focalizzare l'attenzione solamente all'azione, ben sapendo che il vantaggio guadagnato sarà l'avanzamento di un gradino verso la via della perfezione. "Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" e se ciò ci viene detto da Cristo abbiamo la sicurezza che non di cosa impossibile si tratta, anzi l'unico alibi che tentiamo di far reggere "siamo uomini non santi" lui stesso lo ha fatto crollare abbattendolo con la Croce; se ci vantiamo di chiamare DIO, Padre, dobbiamo necessariamente dargli la possibilità di chiamarci Figli e quindi di esserlo, non tanto teoricamente quanto praticamente, rimanendo saldi in Lui e perfetti nell'amore verso i cattivi e verso i buoni, verso gli ingiusti e verso gli ingiusti.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Dinanzi ad un nemico o ad un persecutore raramente il sorriso invade in nostro viso ma al contrario iniziamo ad imprecare e mormorare “se il Signore è con me perché mi è capitato tutto questo?” . Quando mi trovo davanti una persona pronta a farmi del male mi viene da pensare parecchio perchè vorrei capire l'origine di quel male e magari evitare che tanto odio venga fuori. L'uomo non è stato creato per occuparsi del male ma per elargire bene senza misura ed amare quindi la prima vittima del male stesso non è chi lo riceve ma chi lo fa. E' facile quindi comprendere il perchè sia capitato tutto questo e specialmente a chi crede di avere il Signore "vicino"; un cristiano deve essere pronto a spendersi totalmente per il bene senza guardare in faccia chi lo riceve ma focalizzare l'attenzione solamente all'azione, ben sapendo che il vantaggio guadagnato sarà l'avanzamento di un gradino verso la via della perfezione. "Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" e se ciò ci viene detto da Cristo abbiamo la sicurezza che non di cosa impossibile si tratta, anzi l'unico alibi che tentiamo di far reggere "siamo uomini non santi" lui stesso lo ha fatto crollare abbattendolo con la Croce; se ci vantiamo di chiamare DIO, Padre, dobbiamo necessariamente dargli la possibilità di chiamarci Figli e quindi di esserlo, non tanto teoricamente quanto praticamente, rimanendo saldi in Lui e perfetti nell'amore verso i cattivi e verso i buoni, verso gli ingiusti e verso gli ingiusti.
mercoledì 9 giugno 2010
Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
Matteo 5,17-19
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”. Il pieno compimento della legge di Dio è la consapevolezza che è l’unico dio, il Signore e che non ce n’è altro all’infuori di Lui; glorificare Dio nei fratelli è dare pieno compimento alla Legge e alla Parola dei profeti perché è nei fratelli che bisogna investire quei talenti consegnatici. “Pieno compimento della legge è l'amore” e quale amore potrà mai eguagliare quello di Cristo salito e morto in croce per noi? Fedele al Padre “come olivo verdeggiante nella casa di Dio mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre” non ha desistito mai nel credere, non ha mai dubitato dell’aiuto che viene solo da Dio e si è affidato, fidandosi, fino a compiere e perfezionare la Legge “annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace”. Dall’alto della croce ha “osservato” ed “insegnato” spronando ciascuno di noi a fare altrettanto, ha implorato per noi il perdono e la misericordia perché comprendessimo che per ognuno di noi Cristo si è offerto come sacrificio affinchè nessuno vada perduto ma glorificato. Sia in noi la consapevolezza che “tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola” ; sia in noi la fede che ci spinga sempre più a chiedere la conversione del cuore “Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!” e ci accompagni sempre la visione della Croce grazie alla quale “con la faccia a terra” possiamo gridare “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”. Il pieno compimento della legge di Dio è la consapevolezza che è l’unico dio, il Signore e che non ce n’è altro all’infuori di Lui; glorificare Dio nei fratelli è dare pieno compimento alla Legge e alla Parola dei profeti perché è nei fratelli che bisogna investire quei talenti consegnatici. “Pieno compimento della legge è l'amore” e quale amore potrà mai eguagliare quello di Cristo salito e morto in croce per noi? Fedele al Padre “come olivo verdeggiante nella casa di Dio mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre” non ha desistito mai nel credere, non ha mai dubitato dell’aiuto che viene solo da Dio e si è affidato, fidandosi, fino a compiere e perfezionare la Legge “annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace”. Dall’alto della croce ha “osservato” ed “insegnato” spronando ciascuno di noi a fare altrettanto, ha implorato per noi il perdono e la misericordia perché comprendessimo che per ognuno di noi Cristo si è offerto come sacrificio affinchè nessuno vada perduto ma glorificato. Sia in noi la consapevolezza che “tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola” ; sia in noi la fede che ci spinga sempre più a chiedere la conversione del cuore “Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!” e ci accompagni sempre la visione della Croce grazie alla quale “con la faccia a terra” possiamo gridare “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”
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